Nessuna nazione potrà mai dominare l'Europa, perchè qui nacque una volta la libertà. Proprio in Ellade mi pare.
Nessuno mai potrà stringere in un solo pugno tutte le strade dell'Europa, perchè qui nacque una volta l'idea. In Ellade mi sembra anche lei.
Nessun mare potrà mangiarsi tutte le navi, e le loro vele e i loro arditi voli. Azzurri, e verdi e bianchi. Proprio come il mare in tempesta qualche volta è.
Vieni pure, Barbaro,
qui potrai anche perdere
il tuo destino di reietto
e andare incontro a un fato migliore
del tuo perenne accarezzare il manto puzzolente e insanguinato dell'Impero totale.
Ma se vuoi cadere nella tua stessa trappola,
fa' pure,
ma lontano da qui.
Soprattutto lontano dall'Ellade
e da tutti gli altri suoi popoli fratelli.
Se vuoi fare il prevaricatore e il tiranno
va' altrove,
cerca altrove la tua terra di conquista,
altrimenti sarà di nuovo la tua rovina
per la terza volta in 100 anni.
Ricordati che nel torrione in alto a sinistra
in un mare sempre in burrasca
fà sempre la guardia
la prode Inghilterra,
e anche se molto lontano
l'America.
G. D'AMBROSIO ANGELILLO
domenica 19 agosto 2012
DUE STUDENTI DI FILOSOFIA (Ernst Bloch e Gyorgy Lukàcs)
Due studenti di filosofia abitavano da tre anni nella stessa stanza, studiavano gli stessi libri e avevano pure gli stessi ideali, per non dire ogni idea identica. I loro amici li chiamavano "i gemelli", altri "i fratelli evangelisti".
- Che ne dici di litigare ogni tanto pure noi? - chiese Marco.
- Mah! Dovremmo però prima metterci d'accordo su cosa. - gli fece Luca.
- Mi sembra una cosa ragionevole.
E' logico che così stando le cose non riuscirono a litigare per niente.
Divennero entrambi molto famosi e ricercati, infatti FILOSOFIA è in primo luogo FILIA cioè amicizia.
G. D'AMBROSIO ANGELILLO
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mercoledì 15 agosto 2012
DYLAN, CARO
Questo uovo di uomo
che il mondo ha covato
per vestire un giorno di poesia
che dall'estate è cresciuto
fino in America,
per farsi allegria di vento,
uva distillata
per la gioia delle radici,
per le foglie al sole di tutte le anime.
Dylan, caro,
ormai ti mangiamo tutti
quasi fossi il pane straniero
e misterioso
di questo nostro futuro di uomini folli
sempre alla deriva
al largo di ogni patria...
G. D'AMBROSIO ANGELILLO
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che il mondo ha covato
per vestire un giorno di poesia
che dall'estate è cresciuto
fino in America,
per farsi allegria di vento,
uva distillata
per la gioia delle radici,
per le foglie al sole di tutte le anime.
Dylan, caro,
ormai ti mangiamo tutti
quasi fossi il pane straniero
e misterioso
di questo nostro futuro di uomini folli
sempre alla deriva
al largo di ogni patria...
G. D'AMBROSIO ANGELILLO
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SIAMO TUTTI FIGLI DI CONTADINI
Un pezzo di pane,
un bicchiere di vino,
l'uomo sa mischiarsi con la terra
il cielo
e il sole.
L'allegria dell'uva,
la follia del grano,
l'uomo sa farsi estate
e autunno
e vivere vestito di vento
anche d'inverno,
farsi nuovo a ogni primavera.
L'uomo accarezza il sole
e le stelle,
e si fa tutti amici,
è un figlio della natura pure lui.
La prossima volta,
e sarà molto presto, amico mio,
che mangi un pezzetto di pane,
bevi un bicchiere di vino,
ricordati del contadino
che è sempre fratello di tutti gli uomini
e ti fa bere il sangue della terra
ti fa mangiare la carne del mondo,
del cielo e dell'aria,
e ti fa campare
quasi fossi persino suo figlio.
G. D'AMBROSIO ANGELILLO
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un bicchiere di vino,
l'uomo sa mischiarsi con la terra
il cielo
e il sole.
L'allegria dell'uva,
la follia del grano,
l'uomo sa farsi estate
e autunno
e vivere vestito di vento
anche d'inverno,
farsi nuovo a ogni primavera.
L'uomo accarezza il sole
e le stelle,
e si fa tutti amici,
è un figlio della natura pure lui.
La prossima volta,
e sarà molto presto, amico mio,
che mangi un pezzetto di pane,
bevi un bicchiere di vino,
ricordati del contadino
che è sempre fratello di tutti gli uomini
e ti fa bere il sangue della terra
ti fa mangiare la carne del mondo,
del cielo e dell'aria,
e ti fa campare
quasi fossi persino suo figlio.
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"PIANTAMI SOLO", DISSE IL FAGIOLO racconto contadino
"Piantami solo", disse il Fagiolo.
"Perché?", chiese il contadino.
"Se mi pianti insieme agli altri non faccio fagioli", disse il Fagiolo.
"E cosa fai?", chiese di nuovo il contadino.
"Niente, aspetto solo quel che fanno gli altri", disse il fagiolo.
G. D'AMBROSIO ANGELILLO
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"Perché?", chiese il contadino.
"Se mi pianti insieme agli altri non faccio fagioli", disse il Fagiolo.
"E cosa fai?", chiese di nuovo il contadino.
"Niente, aspetto solo quel che fanno gli altri", disse il fagiolo.
G. D'AMBROSIO ANGELILLO
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giovedì 9 agosto 2012
SON DIVENTATO ULISSE MIO MALGRADO
E chi se no?
Me ne son diventato Ulisse
mio malgrado.
Fosse stato per me
me ne sarei rimasto a fare il cane
seduto vicino alla cuccia,
a fregarmene se tornava il padrone
oppure no.
Eppure ora sono qui
legato a questo tronco di sonno
di tutta quanta la città
che non ce la fa mica a resistere
a tutto questo baccano
di queste maledette sirene
che accalappiano tutti
e tutti divorano.
Ma il romanzo di carta è lontano
con la mia stanza rubata dai giuda,
Itaca non ha mai saputo chi sono
nè gli interessa minimamente.
Ho combattuto 10 anni della mia vita
sotto le mura di una Troia,
ormai distrutta e distante,
per riscattare la bellezza di Elena,
che non era neanche mia moglie.
Ma pure mi tocca tornare,
dove non so nemmeno io.
Son diventato Ulisse
mio malgrado,
mi tocca tornare e passare tutto questo
perchè un folle cieco poeta
possa un giorno raccontare qualcosa.
G. D'AMBROSIO A.
Me ne son diventato Ulisse
mio malgrado.
Fosse stato per me
me ne sarei rimasto a fare il cane
seduto vicino alla cuccia,
a fregarmene se tornava il padrone
oppure no.
Eppure ora sono qui
legato a questo tronco di sonno
di tutta quanta la città
che non ce la fa mica a resistere
a tutto questo baccano
di queste maledette sirene
che accalappiano tutti
e tutti divorano.
Ma il romanzo di carta è lontano
con la mia stanza rubata dai giuda,
Itaca non ha mai saputo chi sono
nè gli interessa minimamente.
Ho combattuto 10 anni della mia vita
sotto le mura di una Troia,
ormai distrutta e distante,
per riscattare la bellezza di Elena,
che non era neanche mia moglie.
Ma pure mi tocca tornare,
dove non so nemmeno io.
Son diventato Ulisse
mio malgrado,
mi tocca tornare e passare tutto questo
perchè un folle cieco poeta
possa un giorno raccontare qualcosa.
G. D'AMBROSIO A.
LA FOLLIA DEI PIEDI
La luce s'insinua sempre tra le meteore
dei nostri stessi piedi,
insegue musiche venute dal futuro,
purezze di cuore incassate dal passato.
E' la solita sbornia del mattino
che ci sprona a sorridere come un fiore,
a metterci all'occhiello
il nostro solito disamore,
per vedere se almeno più tardi
ce la facciamo a correre senza più pensare
tra tutti questi campi d'oro
del nostro folle ancora chiamare l'amore.
G. D'AMBROSIO A.
dei nostri stessi piedi,
insegue musiche venute dal futuro,
purezze di cuore incassate dal passato.
E' la solita sbornia del mattino
che ci sprona a sorridere come un fiore,
a metterci all'occhiello
il nostro solito disamore,
per vedere se almeno più tardi
ce la facciamo a correre senza più pensare
tra tutti questi campi d'oro
del nostro folle ancora chiamare l'amore.
G. D'AMBROSIO A.
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