mi venne a prendere per farsi un giro in giostra,
poi si accorse della mia bellezza
e si mise in testa di sposarmi.
la città era tutta nostra
e lui diceva ai tram: "perchè rincasate sempre
così troppo presto?"
era un operaio, in una fabbrica di automobili,
a tempo perso faceva il sindacalista.
la madre gli faceva ancora da mangiare
e gli lavava le camicie e i pantaloni.
"quella non fa per te", gli disse la madre
tra un calzino e una colazione.
"quello ti manda alla malora",
mi disse una mia amica
tra un caffè e un ritocco di mascara.
ora la crisi. lui mi dice: "ci faranno secchi
prima o poi".
non ci siamo sposati
nè l'anno scorso
nè penso ci sposeremo l'anno che verrà.
lui voleva tre bambine,
io tre maschietti.
ora c'è la crisi. lui è stato licenziato
e ora fa lo spacciatore dalle parti della Barona.
odia tutti i sindacalisti.
ci vediamo ancora in un alberghetto gestito
da un peruviano,
che ha tre bambine e tre maschietti.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
martedì 14 gennaio 2014
IL DESTINO SVOGLIATO DI UNO STRANO AMORE
la traccia del tuo sguardo
nel film del bosco attraversato a piedi
per tutto quanto il suo largo oscuro.
l'attimo del letto
che reclamava tutta intera una stagione d'amore.
ma l'inverno s'era già mangiato
tutti i miei quaderni di scarabocchi incomprensibili,
dove il treno partiva molto presto di mattina
per mettersi a guardare ancora una volta
il lago oscuro del nostro strano sorriderci.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
nel film del bosco attraversato a piedi
per tutto quanto il suo largo oscuro.
l'attimo del letto
che reclamava tutta intera una stagione d'amore.
ma l'inverno s'era già mangiato
tutti i miei quaderni di scarabocchi incomprensibili,
dove il treno partiva molto presto di mattina
per mettersi a guardare ancora una volta
il lago oscuro del nostro strano sorriderci.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
LA CANTANTE
a quella musica
ti trasformavi
e ti piaceva vederti così bella
nei miei occhi pieni d'erba
e di colline di vigne.
ero un professore di filosofia
che insegnavo nuvole bianche
alle facce chiuse di molte storie fantastiche.
son certo che ti sembravo un numero ignorante
con quella mia minima matematica
di un nulla orientale.
minuzie di bambino,
lo ammetto
anche perchè la canzone era bella
e tu non me la facevi manco ascoltare
per tutta quella meraviglia
che mi ingombrava completamente l'anima.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
ti trasformavi
e ti piaceva vederti così bella
nei miei occhi pieni d'erba
e di colline di vigne.
ero un professore di filosofia
che insegnavo nuvole bianche
alle facce chiuse di molte storie fantastiche.
son certo che ti sembravo un numero ignorante
con quella mia minima matematica
di un nulla orientale.
minuzie di bambino,
lo ammetto
anche perchè la canzone era bella
e tu non me la facevi manco ascoltare
per tutta quella meraviglia
che mi ingombrava completamente l'anima.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
NEVE CON CALCI NEGLI STINCHI
perchè mica si può andare in giro
a cercare la tavola che ce lo regala.
la luce del giorno è smorta
e la malinconia si fa i fatti suoi
come se fosse d'un tratto un'amica alla larga
e distratta.
la neve ci sazia gli occhi
e tutto quel bianco stranamente ci ricorda
la nostra infanzia
e tutto il suo calore
anche qui sul marciapiede
di una città straniera e cattiva,
anche se con i termosifoni roventi di ipocrisia
e di nulla
in tutte queste case di estranei.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
lunedì 13 gennaio 2014
LA VITA TRA CASO E NECESSITA'
si nasce tutti dal caso,
Spinoza dice dalla necessità,
ma la necessità riguarda il passato,
quando tutto deve invece ancora accadere
si viene tutti avanti per caso,
penso io,
che sia lui allora anche un Dio?
il caso dico,
molti lo chiamano invece demonio,
credo anche Goethe,
si vuole allora tutti nascere dalla necessità.
ma non è che le cose cambino molto,
nell'un modo o nell'altro.
rimaniamo tutti in un modo o nell'altro
dei perfetti balordi
calati nelle tenebre
delle nostre stesse infinite ignoranze.
però ci diamo arie da macigni,
ma sono sempre arie molto deboli,
visti i presupposti.
poi i balordi tengono d'occhio i più balordi ancora,
quelli che si mangiano gli spaghetti di notte
e al mattino continuano a dormire della grossa,
li vogliono tutti balordi fino a una certa tacca,
oltre si va nei casini,
o nella merda
che poi è lo stesso.
intanto la necessità avanza
e il caso regredisce,
il tempo passa e nessuno si mette a cercarlo,
tranne forse Proust,
ma tutto sommato non è
che ne valga poi tanto la pena.
i grossi hanno i vestiti migliori,
i piccoli quelli peggiori,
anche questo è dovuto un pò alla necessità
un pò al caso.
cioè un pò a Dio
un pò al demonio.
intanto gli uomini bestemmiano tutti,
grossi e piccoli,
buoni e brutti,
cattivi e belli.
nessuno è contento mai di come si mettono le storie,
certo le cose possono andare meglio un pò per tutti
ma anche peggio,
molto peggio,
e allora mi sa che conviene
che ci accontentiamo tutti.
molti si rompono le balle
e vanno a nascondersi nel bosco,
altri nell'abisso,
altri sotto le lampade abbronzanti del paradiso.
ognuno fa quel che può,
anche meno,
tanto l'è semper l'istess.
molti leggono l'oroscopo
tanto per andare incontro al caso,
ma quello è troppo furbo,
se ne va sempre per vie trasverse
e non si fa mai trovare veramente da nessuno.
dicono che sia il demonio
ma è un trucco anche questo.
la faccenda è che davvero la vita dell'uomo
è fatta in maniera molto bislacca
e neanche il demonio credo che ci capisca granchè,
l'Onnipotente intanto sonnecchia
perchè tanto la frittata l'ha fatta.
ma riconosco anch'io
come i grandi romantici tedeschi
che tutto è buono,
e anche parecchio bello.
e allora chissà quante balle ci sciroppiamo
inutilmente
sulla nostra stessa pelle.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
Spinoza dice dalla necessità,
ma la necessità riguarda il passato,
quando tutto deve invece ancora accadere
si viene tutti avanti per caso,
penso io,
che sia lui allora anche un Dio?
il caso dico,
molti lo chiamano invece demonio,
credo anche Goethe,
si vuole allora tutti nascere dalla necessità.
ma non è che le cose cambino molto,
nell'un modo o nell'altro.
rimaniamo tutti in un modo o nell'altro
dei perfetti balordi
calati nelle tenebre
delle nostre stesse infinite ignoranze.
però ci diamo arie da macigni,
ma sono sempre arie molto deboli,
visti i presupposti.
poi i balordi tengono d'occhio i più balordi ancora,
quelli che si mangiano gli spaghetti di notte
e al mattino continuano a dormire della grossa,
li vogliono tutti balordi fino a una certa tacca,
oltre si va nei casini,
o nella merda
che poi è lo stesso.
intanto la necessità avanza
e il caso regredisce,
il tempo passa e nessuno si mette a cercarlo,
tranne forse Proust,
ma tutto sommato non è
che ne valga poi tanto la pena.
i grossi hanno i vestiti migliori,
i piccoli quelli peggiori,
anche questo è dovuto un pò alla necessità
un pò al caso.
cioè un pò a Dio
un pò al demonio.
intanto gli uomini bestemmiano tutti,
grossi e piccoli,
buoni e brutti,
cattivi e belli.
nessuno è contento mai di come si mettono le storie,
certo le cose possono andare meglio un pò per tutti
ma anche peggio,
molto peggio,
e allora mi sa che conviene
che ci accontentiamo tutti.
molti si rompono le balle
e vanno a nascondersi nel bosco,
altri nell'abisso,
altri sotto le lampade abbronzanti del paradiso.
ognuno fa quel che può,
anche meno,
tanto l'è semper l'istess.
molti leggono l'oroscopo
tanto per andare incontro al caso,
ma quello è troppo furbo,
se ne va sempre per vie trasverse
e non si fa mai trovare veramente da nessuno.
dicono che sia il demonio
ma è un trucco anche questo.
la faccenda è che davvero la vita dell'uomo
è fatta in maniera molto bislacca
e neanche il demonio credo che ci capisca granchè,
l'Onnipotente intanto sonnecchia
perchè tanto la frittata l'ha fatta.
ma riconosco anch'io
come i grandi romantici tedeschi
che tutto è buono,
e anche parecchio bello.
e allora chissà quante balle ci sciroppiamo
inutilmente
sulla nostra stessa pelle.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
L'OSPITE AMERICANO
Si sgranocchiano biscottini,
si beve spumante prosecco,
si lascia cadere a terra l'acqua,
si parla in inglese tanto per capirci meno tra di noi,
la chitarra ha accordi precisi,
il pianoforte la segue come può.
L'ospite americano ride contento
per tanta cortesia,
strizza gli occhi,
si rischiara la voce.
Non capisce in pieno il nostro rispetto,
ci tiene d'occhio,
sospetta all'improvviso il solito colpo
dei soliti coglioni.
Ma no...
Ti vogliamo bene per tutti quegli scrittori americani
che ci hanno rincuorato
per tutta la gioventù, caro.
Non capisci?
Non importa,
noi artisti italiani siamo così matti
che certe volte stentiamo noi stessi
a capirci del tutto.
"Do you understand now?"
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
si beve spumante prosecco,
si lascia cadere a terra l'acqua,
si parla in inglese tanto per capirci meno tra di noi,
la chitarra ha accordi precisi,
il pianoforte la segue come può.
L'ospite americano ride contento
per tanta cortesia,
strizza gli occhi,
si rischiara la voce.
Non capisce in pieno il nostro rispetto,
ci tiene d'occhio,
sospetta all'improvviso il solito colpo
dei soliti coglioni.
Ma no...
Ti vogliamo bene per tutti quegli scrittori americani
che ci hanno rincuorato
per tutta la gioventù, caro.
Non capisci?
Non importa,
noi artisti italiani siamo così matti
che certe volte stentiamo noi stessi
a capirci del tutto.
"Do you understand now?"
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
LA BOTTEGA DEL MAESTRO MICHELUDDO AD ACQUAVIVA
così le ore si mangiano il giorno,
nella bottega di Micheluddo
dove alla vetrina si osservava il freddo
andare di fretta in tutti i portoncini
della salita della Cattedrale.
farmi i capelli non mi è mai piaciuto
ma volentieri ascoltavo il mandolino del maestro
che aveva pure una decina di sanguisughe
nei boccacci perchè non si sapeva mai,
poteva venire qualcuno con un mal di testa,
un chiodo nell'anima,
una spina nel film.
io me ne stavo là anche dei pomeriggi interi,
ero piccolo e scalavo sempre in fondo alla fila,
dopotutto i contadini nei giorni di freddo
hanno così tanto da fare
che non sanno mai dove andare
e così anche loro se ne venivano
nella bottega di Micheluddo,
a farsi i capelli, ad ascoltare il mandolino,
a farsi fare il ritratto dal garzone di Gioia.
io comunque me ne finivo sempre in fondo alla fila,
perchè ero il più piccolo della congrega
e poi non parlavo mai.
ma il vero coltivato eclettismo fa il barbiere maestro,
e noi là
che non avevamo voglia nemmeno
di fare i compiti della terza elementare.
poi i beat mi insegnarono che crescersi i capelli
è mille volte più comodo
e poi non c'è più nessuno
che ti fa scivolare in fondo alla fila
così ingiustamente.
almeno credo.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
nella bottega di Micheluddo
dove alla vetrina si osservava il freddo
andare di fretta in tutti i portoncini
della salita della Cattedrale.
farmi i capelli non mi è mai piaciuto
ma volentieri ascoltavo il mandolino del maestro
che aveva pure una decina di sanguisughe
nei boccacci perchè non si sapeva mai,
poteva venire qualcuno con un mal di testa,
un chiodo nell'anima,
una spina nel film.
io me ne stavo là anche dei pomeriggi interi,
ero piccolo e scalavo sempre in fondo alla fila,
dopotutto i contadini nei giorni di freddo
hanno così tanto da fare
che non sanno mai dove andare
e così anche loro se ne venivano
nella bottega di Micheluddo,
a farsi i capelli, ad ascoltare il mandolino,
a farsi fare il ritratto dal garzone di Gioia.
io comunque me ne finivo sempre in fondo alla fila,
perchè ero il più piccolo della congrega
e poi non parlavo mai.
ma il vero coltivato eclettismo fa il barbiere maestro,
e noi là
che non avevamo voglia nemmeno
di fare i compiti della terza elementare.
poi i beat mi insegnarono che crescersi i capelli
è mille volte più comodo
e poi non c'è più nessuno
che ti fa scivolare in fondo alla fila
così ingiustamente.
almeno credo.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
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