che te devo dì?
è stata vita,
là sulla pellicola,
là dietro il portale del letto,
là in mezzo al mucchio dei libri.
che te devo dì?
ci avevamo la chiave
e ci hanno pure aperto,
ci siamo amati,
come due tazze fragili della stessa casa,
l'uno nello sguardo dell'altra,
lì accanto
come una cucina che si vanta
di stare sempre a cucinare,
il fuoco sempre acceso sotto a tutte le pentole,
gli occhi sempre brillanti di malinconia,
à Federì,
non ho avuto occhi che per te
il tuo mondo,
il tuo nome grande come un nume,
io poi dietro la porta socchiusa,
che te devo dì?
la corrente stessa della mia vita
sei sempre stato tu.
GD ANGELILLO
mercoledì 23 aprile 2014
FEDERICO ovvero il mondo di prima mattina
Federico,
il mondo l'hai fatto come una ciliegia dolce,
il cuore come la scorza di una mandorla amara
molto dura per reggere in groppa un'intera città,
la rosa invece te la sei messa in tasca,
la sciarpa invece era la coda del tuo gatto più arrabbiato
il campo
un universo di sogni fuori moda e fuori portata,
il cappello il tuo sigillo di pensiero
perennemente in dubbio.
GD ANGELILLO
il mondo l'hai fatto come una ciliegia dolce,
il cuore come la scorza di una mandorla amara
molto dura per reggere in groppa un'intera città,
la rosa invece te la sei messa in tasca,
la sciarpa invece era la coda del tuo gatto più arrabbiato
il campo
un universo di sogni fuori moda e fuori portata,
il cappello il tuo sigillo di pensiero
perennemente in dubbio.
GD ANGELILLO
DIALOGO IN CIELO TRA FELLINI E UNA SUA VOCE
"eccola lì, Federì,
la grande fabbricona
mangiamondo in cielo,
eccola tutta lì,
uffa!"
"OOOOOOOOH!"
"Cche disi?
è sola una mongolfiera quella,
non vedi che anche noi
siamo sospesi in aria con niente?"
"Federì, Federì,
quella ti piace,
di' la verità!"
"noooo, cche disi?
è solo un mio film!"
"lasse perde, Federì,
la fai sempre così grossa,
di' pure che te la volevi sposare".
"me fà impazzì, è vero,
ma è solo una fantasia".
"beh! anche tu lo sei,ù
bona fortuna alora!"
GD ANGELILLO
IL CASTELLO
tempo di sabbia,
il castello del sistema
resiste incerto in caduta libera pure,
si canta per dormire,
i pesci nel fossato
son così contenti
di tutte le nostre voci
nell'unico paravento del coro
all'unisono.
G. D'AMBROSIO ANGELILLO
IO SONO STATA AFFAMATA TUTTI GLI ANNI poesia di Emily Dickinson
Io sono stata affamata tutti gli anni,
il mio mezzogiorno era arrivato per pranzare.
Io, tremante, mi accostai vicino al tavolo
e toccai il vino curioso.
Questo avevo veduto sui tavoli
quando voltandomi,
affamata e sola,
io guardavo nelle finestre
per la ricchezza
che io non potevo sperare di possedere.
Io non conoscevo l'ampio pane,
era così diverso dalla briciola
che gli uccelli e io
avevamo spesso divisa
nella sala da pranzo della Natura.
Quell'abbondanza mi ferì,
era così nuova,
e io stessa mi sentii malata e strana,
come una bacca di siepe di montagna
trapiantata in una strada.
E non avevo più fame,
e allora scoprii che la fame era una via
delle persone fuori delle finestre
che l'entrare porta via.
EMILY DICKINSON
(da "PORTATEMI IL TRAMONTO IN UNA TAZZA", Acquaviva, 2004
traduzione di Giuseppe D'Ambrosio Angelillo)
on Google play:
http://goo.gl/M4qdBL
on www.books.google.com
il mio mezzogiorno era arrivato per pranzare.
Io, tremante, mi accostai vicino al tavolo
e toccai il vino curioso.
Questo avevo veduto sui tavoli
quando voltandomi,
affamata e sola,
io guardavo nelle finestre
per la ricchezza
che io non potevo sperare di possedere.
Io non conoscevo l'ampio pane,
era così diverso dalla briciola
che gli uccelli e io
avevamo spesso divisa
nella sala da pranzo della Natura.
Quell'abbondanza mi ferì,
era così nuova,
e io stessa mi sentii malata e strana,
come una bacca di siepe di montagna
trapiantata in una strada.
E non avevo più fame,
e allora scoprii che la fame era una via
delle persone fuori delle finestre
che l'entrare porta via.
EMILY DICKINSON
(da "PORTATEMI IL TRAMONTO IN UNA TAZZA", Acquaviva, 2004
traduzione di Giuseppe D'Ambrosio Angelillo)
on Google play:
http://goo.gl/M4qdBL
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