mio vecchio libro del 2001
"... I Poeti vivono abbandonati ai margini della strada su quei loro letti di pietra accesa, sempre con le mani tese verso il dolce viso della loro innamorata, le pistole scariche a tracolla, l'anima a mollo sotto la perenne pioggia..."
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO,
Ogni cuore è un enigma
(con acquarello originale in copertina)
on www.books.google.com
martedì 20 maggio 2014
lunedì 19 maggio 2014
Antonia Pozzi Pudore poesia EDIZIONI GATTILI a cura di Antonio Pellegrino
Antonia Pozzi
Pudore
poesia
18 copie
Edizioni Gattili
a cura di Antonio Pellegrino
Cologno Monzese (MILANO)
Pudore
poesia
18 copie
Edizioni Gattili
a cura di Antonio Pellegrino
Cologno Monzese (MILANO)
SCHOPENHAUER Edizioni Gattili (a cura di Antonio Pellegrino)
Giuseppe D'Ambrosio Angelillo
Arthur Schopenhauer
Edizioni Gattili
monografie - filosofia
copie 18
a cura di Antonio Pellegrino
Cologno Monzese (MILANO)
Arthur Schopenhauer
Edizioni Gattili
monografie - filosofia
copie 18
a cura di Antonio Pellegrino
Cologno Monzese (MILANO)
domenica 18 maggio 2014
IN QUESTO TEATRO DI FANTASMI
in questo teatro di fantasmi
anche noi abbiamo la nostra canzone
dove calcare la nostra follia,
pietosa rimembranza di quell'epoca lontana di cavalieri
dove l'idea era lo scudo
e la voce sincera la spada.
dove siano finite quelle antiche fiere
non so
siamo ora tutti ricuciti di amore d'accatto
di pezze sfilacciate di amicizie andate rovinosamente a male,
che un oscuro orrore ci fa scappare innanzi,
prima che appaia la infame fotografia dell'eccidio,
di quella tempesta d'inferno
che l'uomo si porta perennemente nel cuore,
che gli fa sembrare plausibile di comportarsi
come un cadavere nel sotterraneo,
che prega il suo idolo
e non s'accorge della sua polvere stramba.
basterebbero tre bicchieri di vino buono al giorno
per essere più allegri
e pensare alla felicità della vita.
invece che correre dietro ai mostri morti sotto terra.
Giuseppe D'Ambrosio Angelillo
in questo teatro di fantasmi
anche noi abbiamo la nostra canzone
dove calcare la nostra follia,
pietosa rimembranza di quell'epoca lontana di cavalieri
dove l'idea era lo scudo
e la voce sincera la spada.
dove siano finite quelle antiche fiere
non so
siamo ora tutti ricuciti di amore d'accatto
di pezze sfilacciate di amicizie andate rovinosamente a male,
che un oscuro orrore ci fa scappare innanzi,
prima che appaia la infame fotografia dell'eccidio,
di quella tempesta d'inferno
che l'uomo si porta perennemente nel cuore,
che gli fa sembrare plausibile di comportarsi
come un cadavere nel sotterraneo,
che prega il suo idolo
e non s'accorge della sua polvere stramba.
basterebbero tre bicchieri di vino buono al giorno
per essere più allegri
e pensare alla felicità della vita.
invece che correre dietro ai mostri morti sotto terra.
Giuseppe D'Ambrosio Angelillo
CHE STRANA UTOPIA L'AMORE
CHE STRANA UTOPIA L'AMORE
che strana utopia l'amore
che desidera la vita
ed è disposto pure a cibarsi di veleno
per tutta la vita.
io fosse per me me ne andrei a un noleggio
a pulire tutti i raggi delle ruote della bicicletta,
ma la mia anima è troppo esagitata
per mettersi cheta a parlare
delle varie sciocchezze quotidiane.
così mi sollevo da ogni incarico
e raccolgo perle dalle conchiglie che mi capitano,
non è una sorte molto piena di dovizie di particolari,
come capita ai giornalisti
o agli storici di professione,
io son solo un poeta
e mi basta scamparmela
da quell'infinita malinconia che ti regala sempre
quell'idiota idea della continua onnipotenza dell'amore.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
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