regala Libri Acquaviva

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domenica 3 agosto 2014




VOLONTARIO CON 100 BOTTIGLIE DI BIRRA

   Stavo con Maurizio Vasco nella sua soffitta di piazza Pinto a Gioia. doveva partire per la Marina da Guerra come volontario, e a soli 15 anni. E se ne stava là a ordinare le sue 100 bottiglie di birra da portare a bordo con la sacca per tutti i suoi amici. Le bottiglie di birra erano tutte di marche diverse tra loro, un autentico armamentario.
   “Ma perché molli il liceo?” gli dico.
   “I miei genitori non mi pagano più gli studi”, disse lui.
   “Ma se non si paga niente per andare al liceo”, dissi io.
   “Lo dici tu. Per mangiare si mangia a ogni giorno o no?” disse lui con astio.
   “Beh, in effetti hai ragione”.
   “Così vado fuori dalle balle e tolgo pure il disturbo, per non dire dei professori. Nessuno di loro mi vuole bene”.
   Me ne rimasi zitto, aveva ragione. Nessuno dei professori stravedeva per lui, che credo sia stato il primo in assoluto che mi abbia parlato di Che Guevara.
   Io avevo 14 anni e pensai con angoscia che Vasco d’ora in poi sarebbe stato l’unico responsabile della sua stessa vita. i suoi genitori erano separati e penso che il padre se ne era addirittura sparito.
   Marina.
   “Beh! Girerai il mondo”, dissi io.
   Lui ebbe un sorriso amaro e poi mi disse:
   “Ma vattene all’inferno, stronzo”.

   Lo guardai: aveva la faccia di un peone sudamericano, ma con gli occhi azzurri.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

da "KAFKA" storielle minime, Acquaviva 2014

ROBERTO


ROBERTO

   Ce ne stavamo a dormire in una stazione della riviera ligure di ponente, e là dormivamo con i sacchi a pelo appena dopo le siepi di sambuco e i pini. Là c’era pure un bar aperto fino alle ore piccole, e ogni tanto andavamo a prendere qualcosa.
   “Joseph, ho voglia di un panino”, mi fa Roberto Longhi.
   Gli dò 5 euro e lui va a comprare.
   Poi torna con 4 panini.
   “Come hai fatto a prenderne così tanti?”, gli chiedo.
   “Li ho presi in prestito”, fa lui.
   Allora io gli dò 20 euro e gli dico:
   “Valli a pagare, altrimenti ci beccano”.
   Lui prende il ventino e va a pagare, ma è capacissimo pure di tenersi i 20 euro e di non pagare un bel nulla.

   Il paesino era bello e di giorno andavamo al mare, ma di notte non avevamo soldi di che pagarci la pensione.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

da "KAFKA" storielle minime, Acquaviva 2014

SAN COPERTONE




SAN COPERTONE

   Me ne sono davanti a casa mia, in via Piccione.
   Seduto a una sedia mi leggo il giornale.
   Passa di lì una processione. Il santo portato in carrozza è una gomma di automobile, un copertone.
   “E cos’è quella roba lì?”, chiedo.
   “È il copertone che ha salvato la vita del sindaco”, dice un orante.
   “E l’hanno fatto santo?”
   “Sì”.
   “L’Italia è un paese senza Dio, ma pieno zeppo di santi”, dico io.
   La processione passa via.
   “Questo è di gomma, gli altri sono di tavole”, penso.
   Mi rimetto a leggere il giornale.
   Chissà come si chiamava quel santo, mi sono scordato di chiederlo.
   Nessuno è senza santi in Italia, nemmeno i cani e i gatti.

   Anche per andare in TV ci vuole sempre un santo.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

da "KAFKA" storielle minime, Acquaviva 2014

DOSTOEVSKIJ




DOSTOEVSKIJ

  Me ne stavo nel cortile di un palazzo e un tipo sbraitava contro di me:
   “Sei uno scrittore? E allora sei un servo! Un servo, un cameriere del bene, che fa bene solo al padrone che ti dà da mangiare!”
   “Non sono che il servo di me stesso e non ho padroni all’infuori di me!”, dicevo io.
   “Belle frasette, belle parole a effetto. Ecco di cosa siete capaci voi scrittori! Ma non siete altro che servi, come ben dice Dostoevskij pure da qualche parte, penso proprio nei Fratelli Karamazov”.
   In quel mentre scende dal palazzo proprio Dostoevskij, seduto su una sedia a rotelle.
   Io allora vado a prenderlo, e lo porto nella ressa del cortile.
   “Hai detto Dostoevskij? Vieni un po’ qua, bel tomo”, dico io.
   C’era tanta gente nel cortile, richiamata dalla rissa. E fu un po’ difficile per me farmi largo nella folla e finalmente arrivare al tomo.
   Appena lo vedo a fatica tra la folla gli dico:
   “Hai detto Dostoevskij? Vieni un po’ qua. Vedi un po’ qui chi c’è”.
   Il tomo mi guarda sprezzante, ma si accorge di Dostoevskij e cambia subito atteggiamento.
   “È lui?”, mi chiede con lo sguardo angosciato.
   “Proprio lui”, gli confermo.
   Allora fa una cosa che assolutamente non mi aspettavo, si butta a terra davanti a Dostoevskij e gli bacia la mano.
   “Perdono, Maestro, perdono. No. No. Gli scrittori non sono dei servi. Ma sono dei profeti di libertà. Perdono, perdono”, gli dice piagnucolando.
   Dostoevskij si schermisce, ride.
   Poi chiama a sé il tomo, un uomo brutale e tarchiato, calvo, pesante, cattivo e gli dice in confidenza:
   “Ti ringrazio molto della rappresentazione”.
   Poi spinto da me andiamo via.
   Dobbiamo salire una scala, come di una fermata di metrò.
   Un uomo lo prende in spalla e io porto su la sedia a rotelle.
   Poi andiamo nell’atrio di un palazzo, che sembra un ospedale. Tutti aspettano una visita.
   Gli infermieri dicono:
   “È inutile che vi ficchiate dentro di contrabbando, tanto gli ambulatori vi rimandano indietro”.
   Allora ci mettiamo ad aspettare tutti nell’atrio.
   Così dico a Dostoevskij:
   “Avevo il sospetto  che tu abitavi nel mio stesso palazzo. Perché ogni tanto veniva qualcuno da me e mi chiamava: “Dostoevskij, Dostoevskij”, data la mia vaga somiglianza con te. Ma poi andavano via a cercare altrove. Poi è venuta una donna una volta e mi ha raccontato la sua triste storia. “Devo andare, il mio innamorato mi vuole perché mi vuole uccidere, devo andare, devo proprio andare ora”, e io ho pensato: “Non è me che cercava, cercava Dostoevskij” e ora ti vedo qui. Sono così contento di incontrarti ancora”.
   Lui sorrideva.
   C’erano altri con me.
   “Solo lui ha potuto pensare che qualche volta qualcuno ama e odia la stessa persona nello stesso momento. L’amore e l’odio sono dei sentimenti così contradditori”, dico io.
   “Sono venuto a dire ai tuoi colleghi invidiosi che tu hai la mia protezione e il mio benvolere, e che ti diano lo spazio che ti meriti”, dice lui.
   “Grazie, Fedor”, dico io. “Ma non voglio la gloria, né la fama, voglio solo un po’ di rispetto”.
   “Lo so”, dice lui e sorride.
   Poi qualcuno mi chiama, devo andare a mettere a posto una camera là vicino.
   Sul letto ci sono molti nichelini e centesimi, li metto a posto. Poi aggiusto le lenzuola, e sono tante, mi accorgo che un lenzuolo colorato me l’ha regalato Alda.

   Oh, cara Alda.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

da "KAFKA" storielle minime, Acquaviva 2014

LA PARTITA






LA PARTITA

   Me ne stavo in un campo della periferia e lì giocavamo a pallone l’ultima partita dell’università.
   C’era la squadra di filosofia contro la squadra di giurisprudenza.
   Dissi a un mio amico: “Questa è la più bella partita della mia vita”.
   Infatti tirai due tiri al volo da lontano. Con un tiro feci goal. Con l’altro presi la traversa.
   Giocai davvero bene.
   Poi ognuno se ne andò per il suo destino e non c’incontrammo più. Anche se ogni tanto per un po’ ci scambiammo cartoline di auguri.
   Mentre ce ne stavamo ancora là, sul campo, vedemmo una pineta nel monte prendere fuoco. E allora ci preoccupammo tutti. Guardavamo con i binocoli. Si vedeva chiaramente che qualcuno appiccava fuoco da punti diversi.
   Andammo alla base della collina e lì c’era una casa.
   “Avete chiamato i pompieri? Avete fatto il 117?”, chiesi io.
   “Sì”, dissero.
   C’era nel giardino un sifone per l’acqua.
   “Si può dare questo, possiamo buttare acqua sulle fiamme finché arrivano i pompieri”.
   E allora c’era un tubo, ma era troppo corto.

   “Altri tubi, li so allacciare l’uno con l’altro”, dissi.
   Mi portarono altri tubi di diverse lunghezze. Ma le fiamme sotto i pini erano lontane.
   “Ci vuole un altro tubo di 20-30 metri”, dico.
   Ma il tubo non si trova.
   Guardo intanto i mucchi di cenere sotto gli alberi già bruciati.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

da "KAFKA" storielle minime, Acquaviva 2014

NERINO, IL MIO GATTONE NERO




NERINO IL MIO GATTONE NERO

   Sono nel cortile e chiamo il mio gatto nero Nerino. Ma non risponde.
   “È troppo tempo che non si fa vedere”, penso, “chissà cosa gli sarà successo”, e mi immagino il peggio.
   Ma d’un tratto proprio quando sono più sconfortato e triste, Nerino sbuca dal cespuglio delle rose sul muretto e mi balza addosso. Io mi spavento ma la mira del salto non sono io ma il frigorifero accanto a me.
   Mi sono spaventato ma sono così contento di vederlo sano e salvo ancora una volta.

   Lui è un gatto nero e tutti gli danno addosso per paura che porti sfortuna, ma lui invece a me ha sempre portato tanta fortuna.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

da "KAFKA" storielle minime, Acquaviva 2014

RIVIERA LIGURE

RIVIERA LIGURE


   Ce ne andavamo per la riviera ligure in un pullman, poi ci siamo fermati a un bar lungo la litoranea perché lì avevo appuntamento con una ragazza per consegnarle un libro.
   Scendiamo al bar e lì vedo come una traccia per tutto il locale fatta con i miei libri buttati a terra. Io voglio raccoglierli ma ce ne sono davvero troppi, sono troppo pesanti per portarli via.
   Ci sono tante “Divine Commedie”, tanti miei romanzi. Alla fine raccolgo solo un libro, solo quello che devo consegnare alla ragazza.
   “Questo è un libro prezioso”, le dico. “Parla della concezione dell’umanesimo del Petrarca e devi pensare che prima di lui non ce n’era nessuna. E poi racconta dei suoi lunghi tragitti per la Toscana”.
   La ragazza si prende il libro e non mi ringrazia neanche.
   Noi andiamo al bar e per un caffè e una pasta alla crema paghiamo davvero uno sproposito. E per di più sono scortesi e maleducati.
   “Tutti questi balordi sempre con la testa tra i libri”, dice un barista.
   “E poi non vedi come sono disordinati e luridi? Tutti i libri buttati per terra”, dice un cliente.
   Noi andiamo via.
“Guardate che siamo fortunati”, dico io. “Almeno gli autisti della corriera sono calmi oggi perché se si mettono a fare i torvi e i maleducati pure loro siamo proprio conciati per le feste”.

   I miei amici annuiscono gravemente.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

da "KAFKA" storielle minime, Acquaviva 2014