su una gamba di sabbia
SU UNA GAMBA DI SABBIA APPOGGIO LA MIA SOLITUDINE,
MA UN CANTO DI ANGELI ORA MI DONA ARPE DI GIOIA
SULLA VIA SILENZIOSA,CHIUDO I MIEI OCCHI DI CRISTALLO
E INTRAVEDO UN VECCHIO PADRE CHE PIANGE
NEL SONNO FRA CUSCINI VERDIDI GIORNI MAI SOGNATI,
LO PRENDO PER MANO SU UNA NUVOLA DI PIANOFORTI
E GLI MOSTRO TUTTA LA MERAVIGLIA DELL`AMORE
IN UN INFINITO MARE,E ALLORA LE SUE LACRIME DANZANO
NELLA DOLCEZZA DI UN FOLLE ABBRACCIO,
RITORNIAMO NELLA PACE DI UN CANTO,LEGGERI COME RAGGI DI SOLE
ENTRIAMO NEI COLORI DI UN GIARDINO SENZA TEMPO,ANCORA FELICINEL PERDONO, COME RISORTI NEI RICORDI,PREGHIAMO NELVIAGGIO FRA GALASSIE DI MISTERI....
ROBERTO LONGHI
LA VERITA' DEL TELEGIORNALE
Viaggia sempre con un barattolo di vernice al seguito,
preconfezionata, a quintali, a blocchi compatti,
ma molto richiesta da tutti quanti.
Per prendere il volo ha bisogno di palloni molto grossi.
Bisogna sbatterla forte prima dell'uso,
va a ruba soprattutto quella di terza o quarta mano,
da preferire di molto quella pesantemente sputacchiata.
Di casa stabile sulle sabbie mobili,
sbatacchiata da mille finte tempeste,
profumata con essenze di marche mondiali
ma piace alla massa pure parecchio turpe.
Leccata e splendente come la politica vincente.
Fatta tassativamente di polistirolo
ma che tenga molto bene pure il vento che tira.
Rifatta di plastica e botulino come una vecchia puttana
mai fuori moda.
Ripensata costantemente per il prossimo telegiornale
come un nuovissimo psicofarmaco tranquillante appena appena preparato.
Tagliata e sforbiciata a piacimento
ma ricucita così alla perfezione
che non si veda niente dell'occulto marchingegno del sarto dietro le quinte.
Da far venir fuori assolutamente come partorita da se stessa.
Sorridere impercettibilmente quando la si recita,
quasi fosse per davvero una barzelletta.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
METAFISICA
giuseppe d'ambrosio angelillo
KAFKA
storielle minime
ACQUAVIVA
LA GUERRA
Questo infame delitto
che agita le pure corone dei poeti
e che fa soffrire gli angeli
che volgono le loro voci altrove,
dove c'è spazio di religiosità.
La guerra che dura oltre le nostre preghiere
e fa soffrire il mondo,
falcia le case come spighe dorate,
piene di chiodi che sono i nudi gigli.
ALDA MERINI
Milano, febbraio 2007
La Famiglia del Poeta
Nei sogni si sta sempre senza soldi
ma almeno si è felici,
c'è un tale casino,
una tale baldoria
che non si ha proprio tempo
di pensare alla tristezza,
ai guai di una nazione
che non capisce più la dolcezza del pane di Dio
sulla propria tavola.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
CI CHIAMA FELLINI
Uhè, uagliò, dove siete andati?
E' qui il film!
Là non c'è niente per voi!
A chi le volete raccontare le vostre cose
senza importanza?
Le signorine sono tutte nelle sale della televisione?
Non dite così!
Il vero film siete voi
non la televisione!
Venite qui, spocchiosi!
Il film è qui!
Le vostre piste fatte in primavera.
L'acqua del paese vostro.
E' qui la palude che non ci capite niente
della vostra storia strampalata!
Uagliò!
Sì, proprio a voi!
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
IL RE DI CHU
Al Re di Chu una volta gli abbisognava un intendente dei giardini degli alberi di lacca e a questo scopo andò a interpellare il filosofo Zuang.
"Vuoi entrare nel mio servizio?", gli chiese.
"E a far che?", volle informarsi il filosofo.
"Il bue intelligente, dopo te ne potrai andare al macello, in onore del tuo padrone", gli disse il Re, in un accesso improvviso di cruda verità, visto che davanti a sè aveva un filosofo.
"Ti ringrazio molto di cotanto onore", rispose il filosofo. "Ma io mi sento molto più felice nella mia piccola fangosa pozzanghera, quasi senza pane ma in piena libertà".
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO