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martedì 8 settembre 2015

LA MIA SOLITA UTOPIA

LA MIA SOLITA UTOPIA

quando io una sera
sognando una scena di musica da viaggio
mi ritrovai a casa
senza manco averci varcato la porta,
il mio letto era fatto di libri
e ognuno aveva qualcosa da raccontarmi.
vedendo poi le mie solite cioccolate sul tavolo
pensai alla poesia
e così ancora mi misi a volare nella mia solita utopia,
me ne andai ancora dove avevo sempre vissuto,
i miei libri sparsi dappertutto
mi facevano sentire dovunque nella mia bella città.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

lunedì 7 settembre 2015

Giuseppe D'Ambrosio Angelillo, romanziere italiano, i suoi romanzi e i suoi racconti su Google Books

Giuseppe D'Ambrosio Angelillo, romanziere italiano
settembre 2015
(foto di Angelico)

FAVOLA D'AMORE


FAVOLA D'AMORE

   C'erano una volta a Milano due innamorati che si volevano un bene infinito. La serata era finita tardi e c'era per la città una fitta coltre di neve. L'uomo stava accompagnando a casa il suo amore e intanto le diceva:
   "Tesoro mio, più ti guardo e più penso che son pazzo d'amore per te. Per te andrei andata e ritorno dal polo nord al polo sud. Per te andrei a piedi fino all'equatore senza ombrello parasole. Per te attraverserei a nuoto l'oceano Atlantico, da Gibilterra a New York, senza nemmeno il salvagente! Per te..."
    La ragazza, così tanto fortunata a essere amata così intensamente, disse:
   "Basta, basta, amore. Non vorrei che ad affrontare tutte queste imprese ti venisse un raffreddore così forte che poi non puoi più amarmi con il tuo solito ardore!"
    Fatto sta che, detto fatto, là sul ponte scivoloso per tutta quella neve sporca che ancora affliggeva la città, ecco comparire un energumeno che con un randello in mano così apostrofa i due innamorati:
   "O la borsa o la vita!"
    "Lei! Lei! Lei ha il portafoglio pieno, una collana di perle, una pelliccia di volpe addosso, e un orologio d'oro al polso!", sbotta d'un fiato l'innamorato così focoso.
    Il ladrone, a quella bella notizia, strattona violentemente la ragazza così ardentemente amata dal suo innamorato, le scippa la borsetta, le strappa la pelliccia di volpe di dosso, aggrinfia deciso la collana di perle e se la smanazza in tasca, le fa togliere con malsane minacce l'orologio d'oro dal polso. E d'un baleno sparisce nelle tenebre metropolitane, con la stessa rapidità con cui era apparso.
    Il così focoso innamorato subito dopo esclama:
    "Amore, ora devo proprio andare! Rischio sul serio di perdere l'ultimo metrò della notte! E poi fa così freddo, rischio davvero di prendermi un serio malanno. Ciao! Telefonami pure domani se ti va! Tu sai che mi fai impazzire d'amore come nessun'altra nella mia vita!".
    Detto questo anche lui se ne sparisce, nell'oscurità milanese, verso la metrò di Porta Genova. La fortunata pulzella, adorata come non mai dal suo innamorato, se ne sta a terra, lordata in quel lago di neve sporca e melmosa. Piange sommessamente, non si sa se per la contentezza o per lo spavento davanti a un così grandioso amore. Da rompersi almeno una gamba se l'amore fosse anche solo un pochino più forte
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

(lo so che non ci crederete, ma questa anche se è una favola, è pure allo stesso tempo una storia maledettamente vera, accaduta sul serio, in quel della Milano Notturna) 

FAVOLA DELLA PROSTITUTA MOROSA

FAVOLA DELLA PROSTITUTA MOROSA

   C'era una volta a Milano una giovane prostituta che si era rinsavita e dopo qualche anno di bella vita decise di sposarsi a un ingegnere della provincia che non sapeva nulla di lei. Il giorno del suo sposalizio si presentò per caso, invitato da un conoscente dello sposo, un certo poeta metropolitano di nome Zullone, al ricevimento della festa, che subito la riconobbe, le si avvicinò e non visto le disse: "Mi devi 10 rapporti d'amore, è il prezzo del mio silenzio". La sposa, che l'aveva con raccapriccio riconosciuto come vecchio cliente, gli rispose: "Va bene, presentati a casa mia questa notte".
    Quella notte, la prima del matrimonio, il poeta Zullone si presentò a casa della sposa. La sposa lo fece entrare, aveva drogato lo sposo, che ronfava beato sul primo letto di nozze, ed ebbe 9 rapporti d'amore con il poeta. Al decimo rapporto il poeta morì di crepacuore.
   "Forse rimarrò morosa per il resto della mia vita, ma di questo son sicura che non ne farai parola mai con nessuno", disse la sposa prostituta e buttò fuori da casa sua il cadavere del poeta.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO 

FAVOLA DEL POETA RUSSO

FAVOLA DEL POETA RUSSO

   C'era una volta a Milano un poeta russo che scriveva bellissime poesie. Per queste poesie meravigliose si innamorò di lui una bellissima ragazza milanese. Lui dopo un po' di tempo capitò che la mise incinta, e allora se la avvolse in un drappo multicolore persiano e se la portò a casa. Dopo qualche giorno se la sposò in comune. Davanti alla sua porta, una casa ringhiera scalcagnata della periferia milanese, appese davanti alla porta questo biglietto: "Siamo occupati per ancora qualche anno, poi ci potete fare visita tranquillamente".
   Sotto, sempre davanti alla porta, c'erano due cesti. Su uno, quello a sinistra, c'era scritto: "Mettete qui qualche soldo per due ragazzi che si amano alla follia e non hanno mai tempo per andare a lavorare". Sull'altro, quello a destra, c'era scritto: "Prendete pure una bottiglia a vostro piacimento e mi raccomando: bevete alla salute della nostra bellissima storia d'amore!". Quel cesto era sempre pieno di bottiglie di vodka, strettissimamente fabbricate in Russia.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO 

FAVOLA DELL'UOMO CHE NON VOLEVA MORIRE MAI


FAVOLA DELL'UOMO CHE NON VOLEVA MORIRE MAI

   C'era una volta un uomo che non voleva mai morire. Era abbastanza vecchio e anche abbastanza in gamba. Abitava a Los Angeles, in America. Gli venne in mente, in forza della sua potentissima fantasia, che se avesse sempre continuato a far l'amore con ragazze molto giovani non gli sarebbe mai successo che un giorno gli capitasse, come tutti, di morire. E così cominciò a fare. Faceva la corte alle ragazze giovani e faceva loro un sacco e una sporta di moine irresistibili, e poi alla fine riusciva sempre a fare l'amore con loro, anche perché era famoso e pure molto furbo. Ma fai l'amore oggi, fai l'amore domani lui davvero non moriva mai. Ma a sforzarsi e a succhiarsi così tanto nelle fatiche d'amore se ne diventò davvero come un astruso giocattolo rotto. Un bambino allora a vederlo andarsene in giro così scassato e malridotto gli diede un calcio e lo fece volare nella cesta di un indovino, che se ne andò a venderselo al mercato delle pulci.
    Al mercato se lo comprò un libraio che se lo mise in libreria a tener fermi i libri che lui stesso aveva scritto. Anche lui era uno uomo che non voleva morire mai, ma non facendo l'amore con ragazze giovani, bensì scrivendo sempre in continuazione un libro dietro l'altro. Probabilmente ogni uomo escogita un metodo o uno stratagemma per non morire mai. Ma proprio, proprio mai. Chissà se ci riescono.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO   

FAVOLA DEL POETA ZEN

FAVOLA DEL POETA ZEN

   Ci sono molti poeti al mondo, praticamente tutte le donne, tutti gli uomini, tutti i bambini. Tutti gli esseri viventi, tutte le pietre, tutte le acque, tutte le nuvole, tutte le stelle. Perché davvero l'esistenza stessa è la più grande poesia. E in tutto questo come si può sentire il bisogno di essere approvati? Come si può cercare la supremazia o anche solo l'affermazione sugli altri? La poesia è vita, non successo. Che obbligo allora ci può essere a giudicare gli altri? La poesia è saggezza, non competizione.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO