martedì 13 ottobre 2015
lunedì 12 ottobre 2015
FLESSIBILITA' TELEVISIVA
FLESSIBILITA' TELEVISIVA
stattene pure completamente tranquillo, amico,
la serata scorre serena
con il brodo di tacchino che bolle in pentola in cucina,
alla fine la questione si risolve tutta
con quel qualcosa di indefinibile
da mettere sotto i denti,
l'anima dopotutto è un respiro semplice
di così poche pretese,
è la micidiale macchina del corpo
che non la smette mai con il carico merci
della sua bottega delle ferramenta,
alcool, manzo, tortellini, cioccolate,
caviale, vino rosso francese, cosce di pollo,
per il resto una buona sigaretta
può benissimo sostituire l'arte,
un film erotico fa le veci alla grande
di qualsiasi rara poesia,
la spazzatura poi è ben pagata
e si può pure buttare a carta macero tutto il resto.
che c'è più da fare, amico?
si vive un giorno alla volta,
la vita va gustata un punto alla volta,
chi hai mai sentito che si condiscono gli spaghetti
col filo d'olio del nulla delle illusioni?
io per conto mio guardo,
e mi viene da ridere un po',
perché davvero penso che si vive meglio
con l'arte e la poesia
che senza,
ma d'altronde mi gira la testa
perché mangio sempre poco
e quindi sono notoriamente un pazzo
e non faccio conto in nessuna statistica,
né in nessun rendiconto di spesa
di quei fantasmagorici circhi buffoneschi
delle commedie musicali
di qualsiasi canale.
GDA
CAFFE' FREDDO E AMARO IN PIAZZA DUOMO PER QUALSIASI POETA
CAFFE' FREDDO E AMARO IN PIAZZA DUOMO
PER QUALSIASI POETA
ho ascoltato una raffica di notizie al telegiornale,
il mondo è in mano a gente molto arrabbiata,
in seconda linea sono sempre pronti gli imbecilli,
in terza linea molto diversamente avanzano tranquilli
gli addetti ai segnali di fumo
sulle cime delle loro colline nel deserto,
in quarta fila non parla nessuno,
in quinta fila ascoltano soltanto
in sesta linea non parlano, non ascoltano
e non pensano neanche.
in settima fila infine
si fa vedere qualcuno che fa il filosofo,
ma solo per raccogliere legna
e farsi un po' di caldo col suo caminetto.
i sacerdoti rimangono sempre un po' increduli,
ma non si sa se per la stoltezza generale
o per l'amore di qualcuno molto in alto
ma pure molto in incognito.
io intanto faccio finta di essere ubriaco di poesia
e mi do le arie di un finto tonto
che capisce molto poco di tutto quello
che lo circonda.
anche i colombi hanno i loro bravi sospetti
ma non per questo ambiscono a presentarsi
ai banchetti degli usurai.
io infatti mi risolvo un logaritmo di romanzo
e mi studio la mia intima filosofia
un po' rosicchiata dai topi,
per dire la verità,
e mangiucchiata a uffa da tutta quella massa di opportunisti e farisei,
ma non si può avere tutto, naturalmente,
e così mi accontento di bermi il mio caffè
freddo di foresta nera
e con un fondo amarissimo di fede sbandata.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
DUE VASI PIENI DI FIORI SECCHI SUL BALCONE DELLA SCALA
DUE VASI PIENI DI FIORI SECCHI
SUL BALCONE DELLA SCALA
ci sentiamo sempre così superiori agli altri
che poi diventiamo così idioti
che ci crediamo davvero.
ci vediamo nell'antico Egitto
che siamo i migliori ribelli del faraone
e manco ci viene in mente di striscio
che il faraone son millenni ormai ch'è bello e spacciato
e se ne sta nella sua tomba regale
che se ne fotte altamente di noi,
dei nostri superiori pensieri,
delle nostre aspirazioni così potenti
che non hanno altro da fare
che mettersi a guardare la televisione,
dove l'angoscia degli altri ci bastona sulla cervice
e così oltre alla nostra
dobbiamo pure sciropparci
l'angoscia di mezza nazione.
ma forse siamo ancora in tempo a salvarci
pensando a quando eravamo ancora più idioti
e ci mettevamo a fare la guerra ai dinosauri,
così tanto per il gusto di essere superiori
di esseri centinaia di volte più grossi di noi,
ma quelli per fortuna erano estinti
e non scomodavano nemmeno un pizzico
della loro polvere ammassata
come noi
in stupidi musei.
ora ci siamo un po' evoluti,
tiriamo calci ai nostri saponi scadenti nel cesso,
schiacciamo un pisolino fuori orario,
stracciamo il giornale quotidiano senza averlo letto,
ma lo stesso continuiamo a sentirci superiori
perché abbiamo pitturato la nostra Londra ideale
di giallo e questo siamo abbastanza sicuri
che mai nessuno l'ha fatto.
anche nell'antica Grecia siamo andati una volta
a combattere tiranni di cartapesta
che bastava tirare lo sciacquone
e tutta la merda sciabordava via.
ma la storia ormai non ci interessa quasi più,
ci preme molto di più cosa mangiare a cena
o cosa bere a notte fonda
per non cascare nell'angolo nero di muffa
della nostra più sciancata disperazione.
l'utopia è anche qui, lo so,
ma io lo stesso non so più che cosa fare.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
domenica 11 ottobre 2015
UN CORVO, UN GATTO E UN POETA SBALESTRATO
UN CORVO, UN GATTO E UN POETA SBALESTRATO
tutto sommato non è che ne sappia granché,
solo che qualcosa semplicemente la intuisco,
mi gratto la testa del corvo
e mi sgroviglio la parrucca di gatto,
il mare continua a essere bello
e con lui pure la libertà.
tutto quello che colpisce la mia fantasia
sono tutte quelle mani tese a chiedere qualcosa,
eppure i miei occhi sono bene aperti,
di dei non ne vedo,
le mie orecchie son puntate ad ascoltare,
di voci ultraterrene non ne sento proprio.
che sarà?
cazzo, urlano da qualche parte pure.
tutto quello che riesco a capire
è che questo mondo continua a pullulare di sogni
di desideri
di utopie.
le belve latrano,
i matti scoppiano a ridere,
la pendola di sotto casa mia continua a battere le ore
ma non succede mica granché.
tutto quello che riesco a capire
è che mi fa male un casino il comprendonio,
pianto romanzi ma fioriscono solo ulivi futuristi,
sforno poesie ma non è purtroppo pane,
il corvo vuole che continuo a grattargli il cocuzzetto,
il gatto se ne sta al sole e non pensa a niente,
almeno così sembra.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
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