regala Libri Acquaviva

regala Libri Acquaviva
CHARLES BUKOWSKI, Tubinga, MARC CHAGALL, Milano, ALDA MERINI, Grecia, Utopia, ROMANZI, Acquaviva delle Fonti, RACCONTI CONTADINI, America, POESIE, ERNST BLOCH, Sogni, Gatti Pazzi, Spinoza, FEDOR DOSTOEVSKIJ, ITALIA, New York, FEDERICO FELLINI, Poesie di Natale

giovedì 7 gennaio 2016

IL POLLO

IL POLLO

il pollo è il vero seguace della via contemporanea,
senza penne, di poche ma significative espressioni,
se ne sta bello zitto nel banco frigo
dei più grandi supermercati.
non pensa, non prega.
non esprime mai la sua opinione politica.
il suo punto di vista non contempla
nemmeno il suo bene personale.
l'ho visto bene.
se ne sta bello fermo nel banco frigo
dei più grandi supermercati
di ogni nostra città.
è facilissimo comportarsi come un pollo,
il vero seguace del pensiero del nostro tempo.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

UN GATTONE CON GLI OCCHI TORBIDI NELLA NOTTE


UN GATTONE CON GLI OCCHI TORBIDI NELLA NOTTE

cosa pensi di diverso da quel che vedi?
i vincenti li mandano sempre in onda
e i falliti son sempre sotto i tuoi occhi.
per fortuna noi ce ne gironzoliamo
e guardiamo per conto nostro,
ci fermiamo a un angolo della piazza
e ci facciamo una risata.
sarebbero quelli i vincenti?
sono un miracolo ben miserabile.
un cesso orrendo,
una rosa di plastica.
alla superlibreria fa il direttore uno schizzato
in piedi su una sedia,
la TV di los angeles di cologno
non sa chi è Esenin e Leonardo da Vinci.
con quest'andazzo qui
io ho attraversato l'ultima guerra dei trent'anni,
assistito impotente all'invasione della Svizzera
e allo scoppio del mio frigorifero vecchio di 50 anni.
la pignatta delle fave è pronta senza sale
alla superlibreria del lato ovest di Piazza Duomo.
"i tuoi libri sono mille volte più belli
di tutta quanta la vetrina della superportaerei atomica
che ti sta davanti",
mi hanno detto in due stasera (si riferivano alla Mondadori).
"grazie", ho detto io,
ma non mi hanno comprato un libro
nessuno dei due.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

NON C'E' PIU' POESIA A MILANO


NON C'E' PIU' POESIA A MILANO

"non c'è più poesia a Milano",
mi dice il tipo, "un edicolante che fa la guardia
alle bandiere di tutto il mondo
e a mille stemmi strani delle città d'Italia,
mettici una pietra sopra,
chiudi bottega,
è finito il film,
il botteghino è scoppiato da un pezzo".

io son là appoggiato alla colonna
con i miei 150 libri di poemi esposti sopra,
lo guardo che mette a posto le bandiere, gli stemmi,
guarda il culo a una signora tedesca,
si guarda nella vetrina della Benetton,
dove 4 manichini fasulli fanno i re del mondo.
ora è lui che guarda me,
che faccio finta di mettere a posto i miei 150 libri,
tutti con gli occhi tristi.
mi lascia perdere
si guarda ancora nella vetrina della Benetton
e si aggiusta il giubbotto, si gonfia il petto.
fa una smorfia strana a se stesso,
poi pure a me.

ora ci osserviamo quando l'uno non osserva l'altro,
di sottecchi,
con l'angolo degli occhi,
con il periscopio dietro il collo.
troppi clienti all'edicola lo distraggono di brutto,
i ladri son dappertutto ormai in Italia.

poi si avvicina di nuovo a me.
"è morta la poesia", dice,
"schiattata,
ricoverata al cimitero Monumentale,
dove il topo
rosica il basilico selvaggio.
è così,
tu non ci puoi fare proprio più niente...
beh, tra un po'
anche questa giornata sarà passata".

io mi siedo al mio seggiolino
e mi metto a guardare il Duomo.
a Milano è morta la Poesia?
non mi sembra proprio.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO 

BON ANNE'

OMM DE MILAN


omm de Milan, de Lisboa e di Andebaran
tira un pacco al suo fratei,
chiama a voce cala la sua mama,
s'impippa un po' di tutto e di tutti i guai,

omm de Milan, de Bisboi e di Palalai,
sa tutto e non si prende mai l'ombrello
va sempre a spasso e pensa sempre ai suoi zebedei,
si scala dalla ciurma e s'alza con la bassa marea

omm de Milan, de Bisgrugia e di Balabà
s'assetta comodo semper in Piazza del Domm
frigge le sue quattro uova
e poi s'accomoda al cinema a pensar alla favola sua,
pellaccia dura, occhi di Santa Zibida,
bamba, poppi, e zadarei
omm de Milan

se ne impippa del nuovo del vecchio del mezz e mezz,
omm de Milan, di Zibibbo e di Sbadalan.
Bon Annè
a tutti i mettenghell della trivusa.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

lunedì 28 dicembre 2015

Giuseppe D'Ambrosio Angelillo L'ARANCIA poesie ACQUAVIVA, 2015


SEMPRE COME POCO PIU' CHE NIENTE poesia di giuseppe d'ambrosio angelillo


SEMPRE COME POCO PIU' CHE NIENTE

siamo tutti nella storia dell'umanità,
chi in alto, chi in basso,
chi invisibile del tutto,
ma anche da invisibili ci siamo dentro,
nonostante tutto, nonostante niente,
nonostante tutti noi,
così maledetti,
così perdenti.

io mi sbatto come posso
tra l'aria sporca, le anime nere,
l'inverno milanese sbalordito di chissà che.
fisso i miei tetti rossi di periferia
e mangio arance, cioccolate, 
le 30 canzoni più belle della settimana,
il niente.

ormai so molto bene cosa sia l'umanità,
che mi metto a ridere,
e la saluto come se fosse una vecchia zotica zitellona
rincoglionita.

mi metto qui, al quinto piano di un palazzone popolare,
e prego per la rinascita di una antica utopia,
anche lei
poco più di niente.

dico a Dio: "Ci sei?"
non mi risponde nessuno come al solito
ma io so che c'è.
anche se non credo so che c'è.
e non vi spiego il perché
altrimenti mi cancellereste dal quaderno degli amici
e non mi comprereste più i libri,
poco più di niente anche loro.

per dir la verità mi sento da molto uno sgangherato,
ma non ci penso nemmeno un po' 
a dichiararmi uno sconfitto.
ieri sera ho pensato questo:
il male di questo mondo è un mostro imbattibile
e anche combatterlo non serve a niente
perché alla fine vince sempre lui.
è troppo grosso, è troppo intelligente,
non si fa vedere,
se ne sta sempre sotto di noi.
ma combatterlo fino alla fine
è il nostro destino di uomini.
se ne hai paura soccomberai lo stesso,
come se lo combatti,
e in entrambi i casi
sempre come poco più di niente.

ma il tuo destino è ciò in cui tu stesso credi,
il tuo carattere,
non la politica,
la religione.

a che serve arrendersi per l'altrui sconfitta?
se per conto tuo non ti arrendi non sei uno sconfitto,
sei uno che perde, sia pure,
ma sempre qualcuno che lotta,
anche se come poco più che niente.

adesso ascolto i comunicati della radio
e rido.
l'aria sporca, le anime nere,
l'inverno rimbambito per tutto il mondo.
e tutta quanta l'umanità
che fa la vecchia zitellona rincoglionita finta tonta.

è proprio così.
siamo tutti quanti nella storia dell'umanità,
chi bello, chi brutto,
chi impresentabile del tutto, come forse io stesso,
ma anche impresentabili ci siamo dentro,
nonostante i potenti, nonostante i cuorcontenti,
nonostante tutti noi,
così maledetti,
così perdenti.
così sempre come più che niente.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

america