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venerdì 8 gennaio 2016

giuseppe d'ambrosio angelillo BLUES DEL POETA INUTILE

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LA MATASSA


LA MATASSA

non si sbroglia la matassa della vita,
rimane sempre arruffata come una gatta arrabbiata
in cerca del suo topolino di zucchero
per rimanere in comunione col mondo,
in cerca della sua fotografia perduta,
quella con l'asino di pezza
e noi in groppa con il vestito della festa,
messa una volta in un libro di poesie
che non abbiamo letto più.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
quei castagni in campagna
non avevano memoria di noi,
ce ne andavamo in giro con le nostre buste della spesa
e non raccontavamo dei nostri sogni,
dormivamo felici
anche solo camminando nella neve.
il sogno era la nostra vita
e vivevamo sognando,
andandoci a comprare solo qualche arancia
e qualche libro di poesie.
la memoria non serve 
quando si è felici amando.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
ogni uomo ha tra i capelli
un nido di rondine che lo porta lontano,
quella oscura parola che cercava di capire
e invece si metteva a fare tanti figli per allegria,
per amore di abbandono
alla suprema sapienza della natura,
che dice che la casa trama la vita
e del resto non ne vuole sapere proprio niente.
la verità e la saggezza, amore mio,
son sempre storie che fanno ridere,
proprio come noi
che con tutti i nostri rondinini
ce ne stiamo diventando felicemente pazzi.
mica tristi.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
ti voglio spiegare il nodo del maglione
che ho sulle spalle,
un fatto d'amore di cui non so praticamente niente
se non che si aspetta sempre
con dentro qualcosa di sospeso,
ascoltando nel tempo e nella strada
l'eco di un articolo o sorpresa,
che ci riporti a quello di cui parlavamo
quando eravamo perdutamente innamorati.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO 

RICORDARSI IL SOLE DA UN'ARANCIA


RICORDARSI IL SOLE DA UN'ARANCIA

ricordarsi il sole da un'arancia
o da un vecchio libro francese
mentre qui nella stanza fa freddo,
molto freddo ora che Venere se n'è andata 
in un'altra casella del calendario,
giorni su giorni scoperchiati per nulla
da queste tempeste di rumori che puliscono le strade
e ci lasciano come un fagotto,
abbandonato in un palazzo disabitato,
io penso che dovrei bere ora qualche bicchiere di vino forte
per continuare a ricordarmi del sole,
divertirmi per molti anni ancora
con tutte le lanterne accese
nella solitudine di tutto questo freddo...
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

giovedì 7 gennaio 2016

era buonissimo l'argomento



era buonissimo l'argomento
solo le forchette erano arrugginite,
e costava un occhio della testa
il condimento.
solo le orecchie erano fin troppo bollite
e le pentole scassate
dai troppi cuochi in somma euforia,
per le loro 100.000 ricette facili facili,
così facili da non sapere più
quanto fa il fuoco acceso più la paglia secca.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO