lunedì 10 ottobre 2016
sabato 8 ottobre 2016
IL RE DELLE CHIACCHIERE favola contadina di Giuseppe D'Ambrosio Angelillo
IL RE DELLE CHIACCHIERE
Una volta vennero a incontrarsi a un incrocio di 4 vie di campagna 3 tipi davvero forti a chiacchiere, così forti che decisero di fare una gara tra di loro per vedere chi la sparava più grossa. Chi vinceva avrebbe avuto una moneta d'oro da ciascuno degli altri 2 carichi a chiacchiere.
Cominciò il primo, un tipo mingherlino e alto, con un fazzoletto verde al collo e un paio di scarpe color violetta di prato:
"Io sono proprietario di una intera colonna di fumo. Quando gli altri si mettono a dormire, io mi metto a ventilare fumo nelle 4 direzioni, tanto che viene fuori una intera bufera di ciance, così terribile e convincente che una intera carovana di cow-boys alla conquista del far-west si mette a volare per aria, a sparare mortaretti e trick e track che al mattino quando tutti si svegliano hanno la testa così rintronata che vanno alla prima bottega di caramelle se ne comprano una, se la mangiano e sono felici per il resto dell'anno. Poi gli taglio una fetta di fumo a ognuno e me la faccio pagare 1 lira, con la carovana dei cow-boys alla conquista del far-west dentro pure! Siete voi capaci di fare altrettanto? Credo proprio di no! Quindi tirate fuori una moneta d'oro a crapa e non se ne parli più!"
"Vai piano, vai piano, tipo. Sei forte ma non abbastanza per me", disse allora il secondo tipo, un uomo così grosso che ci volevano due cappottoni per coprirlo per intero, e 4 paia di scarpe per calzare i suoi grossi piedi di papera gigante. "Io invece sono proprietario di un pesce parlante di origine cinese, l'ho rubato a un circo e gli ho insegnato a fare la massaia di casa, mi cucina patate funghi e carne quando ne ho voglia, mette a posto la casa di tutti coloro che vengono ad ascoltarmi, poi li mette tutti in un mazzo, e va a cambiare le piastrelle della loro cucina, poi gli cucina a tutti un bel piatto di spaghetti al pomodoro, gli versa un bel bicchiere di vino nero, e gli serve pure una fetta di torta al cioccolato buonissima. In Cina ha imparato pure a recitare poesie, in stretto cinese mandarino, poi si mette a suonare il violino e tutti i gonzi son serviti proprio di tutto. Se ne vanno a casa loro e son felici per 10 anni di seguito, nessun giorno escluso. Poi il pesce parlante cinese fa un altro pesce parlante cinese dietro l'altro e li vendo a ognuno per 10 lire a tutti loro, così sono più contenti ancora. Più di me voi di certo non siete capaci di fare. Quindi tirate fuori una moneta d'oro a crapa e non ne parliamo più!"
"Ehi, ehi,ehi, vacci piano che ci sono anch'io!", disse il terzo tipo, né grosso né piccolo così non dava nell'occhio proprio a nessuno, con una giacca normale una camicia normale e una faccia più normale ancora che più normale non si poteva proprio fare. "Io invece sono proprietario di un gallo venuto fuori da un uovo di gallina preistorica, e diventato così grande che io lo cavalco proprio come un antico dinosauro volante. E' un gallo così grande che si può pure caricare in groppa il mondo intero e non fare la minima smorfia. Quando fa i suoi bisogni fonda intere città, quando sputa un semino di chicco d'uva forma intere colline alte un chilometro di vigneti su vigneti, quando sputa un nocciolo d'oliva forma vallate su vallate di uliveti e uliveti che si perdono alla vista dell'occhio, quando sputa un seme di zucca forma una intera nazione di piantagioni su piantagioni di zucche e zucchine e zucconi così grossi che non si possono vedere tutti nemmeno a mettersi a volare a 10 chilometri d'altezza. Una volta là in mezzo venne fuori una zucca così gigantesca che io la spaccai con coltellone che avevo voglia di una bella frittatina di zucca gigante, ma era così grossa che mi buttai dentro come in un oceano, ma nel tuffo persi una moneta d'oro, ma nel fondo dell'oceano c'erano 2 tipi, uno grosso e uno mingherlino. "Ehi, bella gente, cari compari, avete visto per caso la mia moneta d'oro" "Ma tu non capisci niente! Sei poco capace! Noi ce ne stiamo qui che corriamo dietro a una carovana di cow-boys che se ne vanno alla conquista del far-west e a un pesce parlante cinese che scopa la cucina a tutti i fessi del circondario! Vattene pure per la tua strada!" E io allora mi son fatto dare da loro due, una moneta d'oro a crapa, altrimenti non se ne uscivano mai più dalla mia zucca grossa e infinita come tutte le chiacchiere del mondo. Poi il mio coltellone che ho usato per tagliare la zucca l'ho regalato a ognuno che mi ha ascoltato, buono sia per tagliare il pane che per diventare un losco assassino! Ne sono rimasti tutti contentissimi per almeno 100 anni di seguito, poi ognuno ha lasciato perdere le sue tracce! "
E così il grassone e il mingherlino gli diedero una moneta d'oro a crapa al tipo normale che più normale non è possibile incontrare a questo mondo e gli dissero:
"Va bene, va bene. Hai vinto tu. Ecco le nostre monete d'oro. Diventa almeno tu ricco di nulla che davvero sei il più forte e carico a chiacchiere, pensiamo proprio del mondo intero!"
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
Una volta vennero a incontrarsi a un incrocio di 4 vie di campagna 3 tipi davvero forti a chiacchiere, così forti che decisero di fare una gara tra di loro per vedere chi la sparava più grossa. Chi vinceva avrebbe avuto una moneta d'oro da ciascuno degli altri 2 carichi a chiacchiere.
Cominciò il primo, un tipo mingherlino e alto, con un fazzoletto verde al collo e un paio di scarpe color violetta di prato:
"Io sono proprietario di una intera colonna di fumo. Quando gli altri si mettono a dormire, io mi metto a ventilare fumo nelle 4 direzioni, tanto che viene fuori una intera bufera di ciance, così terribile e convincente che una intera carovana di cow-boys alla conquista del far-west si mette a volare per aria, a sparare mortaretti e trick e track che al mattino quando tutti si svegliano hanno la testa così rintronata che vanno alla prima bottega di caramelle se ne comprano una, se la mangiano e sono felici per il resto dell'anno. Poi gli taglio una fetta di fumo a ognuno e me la faccio pagare 1 lira, con la carovana dei cow-boys alla conquista del far-west dentro pure! Siete voi capaci di fare altrettanto? Credo proprio di no! Quindi tirate fuori una moneta d'oro a crapa e non se ne parli più!"
"Vai piano, vai piano, tipo. Sei forte ma non abbastanza per me", disse allora il secondo tipo, un uomo così grosso che ci volevano due cappottoni per coprirlo per intero, e 4 paia di scarpe per calzare i suoi grossi piedi di papera gigante. "Io invece sono proprietario di un pesce parlante di origine cinese, l'ho rubato a un circo e gli ho insegnato a fare la massaia di casa, mi cucina patate funghi e carne quando ne ho voglia, mette a posto la casa di tutti coloro che vengono ad ascoltarmi, poi li mette tutti in un mazzo, e va a cambiare le piastrelle della loro cucina, poi gli cucina a tutti un bel piatto di spaghetti al pomodoro, gli versa un bel bicchiere di vino nero, e gli serve pure una fetta di torta al cioccolato buonissima. In Cina ha imparato pure a recitare poesie, in stretto cinese mandarino, poi si mette a suonare il violino e tutti i gonzi son serviti proprio di tutto. Se ne vanno a casa loro e son felici per 10 anni di seguito, nessun giorno escluso. Poi il pesce parlante cinese fa un altro pesce parlante cinese dietro l'altro e li vendo a ognuno per 10 lire a tutti loro, così sono più contenti ancora. Più di me voi di certo non siete capaci di fare. Quindi tirate fuori una moneta d'oro a crapa e non ne parliamo più!"
"Ehi, ehi,ehi, vacci piano che ci sono anch'io!", disse il terzo tipo, né grosso né piccolo così non dava nell'occhio proprio a nessuno, con una giacca normale una camicia normale e una faccia più normale ancora che più normale non si poteva proprio fare. "Io invece sono proprietario di un gallo venuto fuori da un uovo di gallina preistorica, e diventato così grande che io lo cavalco proprio come un antico dinosauro volante. E' un gallo così grande che si può pure caricare in groppa il mondo intero e non fare la minima smorfia. Quando fa i suoi bisogni fonda intere città, quando sputa un semino di chicco d'uva forma intere colline alte un chilometro di vigneti su vigneti, quando sputa un nocciolo d'oliva forma vallate su vallate di uliveti e uliveti che si perdono alla vista dell'occhio, quando sputa un seme di zucca forma una intera nazione di piantagioni su piantagioni di zucche e zucchine e zucconi così grossi che non si possono vedere tutti nemmeno a mettersi a volare a 10 chilometri d'altezza. Una volta là in mezzo venne fuori una zucca così gigantesca che io la spaccai con coltellone che avevo voglia di una bella frittatina di zucca gigante, ma era così grossa che mi buttai dentro come in un oceano, ma nel tuffo persi una moneta d'oro, ma nel fondo dell'oceano c'erano 2 tipi, uno grosso e uno mingherlino. "Ehi, bella gente, cari compari, avete visto per caso la mia moneta d'oro" "Ma tu non capisci niente! Sei poco capace! Noi ce ne stiamo qui che corriamo dietro a una carovana di cow-boys che se ne vanno alla conquista del far-west e a un pesce parlante cinese che scopa la cucina a tutti i fessi del circondario! Vattene pure per la tua strada!" E io allora mi son fatto dare da loro due, una moneta d'oro a crapa, altrimenti non se ne uscivano mai più dalla mia zucca grossa e infinita come tutte le chiacchiere del mondo. Poi il mio coltellone che ho usato per tagliare la zucca l'ho regalato a ognuno che mi ha ascoltato, buono sia per tagliare il pane che per diventare un losco assassino! Ne sono rimasti tutti contentissimi per almeno 100 anni di seguito, poi ognuno ha lasciato perdere le sue tracce! "
E così il grassone e il mingherlino gli diedero una moneta d'oro a crapa al tipo normale che più normale non è possibile incontrare a questo mondo e gli dissero:
"Va bene, va bene. Hai vinto tu. Ecco le nostre monete d'oro. Diventa almeno tu ricco di nulla che davvero sei il più forte e carico a chiacchiere, pensiamo proprio del mondo intero!"
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
lunedì 3 ottobre 2016
siamo ancora dentro un impero romano
e cerchiamo senza posa la nostra antica repubblica,
pieni di vezzi e e di geometrie disperate,
io vado ancora a vele di vento
e affronto le onde d'oceano della mia città
che mi scaglia in un tempo di ghiaccio
e difficile a credersi non mi fa male manco a un dito mignolo,
vado dormendo da un secolo ormai,
spero di svegliarmi
almeno con sommo onore per l'apocalisse...
quando i barbari si presenteranno un giorno ai confini
più forti di noi
e noi non sapremo che fare,
se non pregare con affanno
i nostri stanchi angeli...
sperando almeno che si presentino tutti i nostri pinocchi
a combattere meglio di noi...
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
e cerchiamo senza posa la nostra antica repubblica,
pieni di vezzi e e di geometrie disperate,
io vado ancora a vele di vento
e affronto le onde d'oceano della mia città
che mi scaglia in un tempo di ghiaccio
e difficile a credersi non mi fa male manco a un dito mignolo,
vado dormendo da un secolo ormai,
spero di svegliarmi
almeno con sommo onore per l'apocalisse...
quando i barbari si presenteranno un giorno ai confini
più forti di noi
e noi non sapremo che fare,
se non pregare con affanno
i nostri stanchi angeli...
sperando almeno che si presentino tutti i nostri pinocchi
a combattere meglio di noi...
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
L'ARMONICA
i miei libri non li consiglio a nessuno,
dico solo che sono miei
e quel che è fatto è fatto,
la gente applaude e l'armonica suona,
son canti di parabole antiche
che raccolsi i giorni
che andavo alla ricerca dei fiori della mia gioventù,
non ho un metodo mio di compimento,
la libertà è molto buona
se devi andare a volere qualcosa per il mondo,
io volevo i miei romanzi e quelli ho scritto,
ubriaco sempre di vento maledetto,
di trincee scavate nella dura pietra,
colline di terra frolla fatte tutte di fantasia,
e intanto batto strade sempre nuove,
non ho una linea netta di riferimento,
vado verso una porta di paradiso che vedo solo io
anche se forse magari non c'è,
verso un manicomio di bassa forza
dove si vive, si beve e si sta in allegria.
i miei libri non li consiglio proprio a nessuno
perché non voglio essere odiato,
non voglio essere amato,
non voglio essere riverito e osannato,
anche perché bere vino di vento maledetto
ti fa spesso dire cose che non vuole sentire nessuno...
i miei libri io me li raccomando solo a me stesso
perché mi fanno davvero ridere
e mi mettono sul serio di buonumore...
certe volte son contento solo di vederli,
lì per terra in camera mia così numerosi e colorati
che sorridono contenti anche loro di essere stati scritti...
e ora mi faccio una bella tazza di caffè
per andarmene in una valle più bassa di questa
e dare un'altra occhiata a questo mare pericoloso e nero
che molti chiamano "il mondo oscuro degli uomini",
i miei libri non li consiglio davvero a nessuno
perché tutti credono di trovare letteratura
e invece s'imbattono in una sproporzione di vita
che fa sballare qualsiasi etichetta,
qualsiasi palude,
qualsiasi tranquillità fatta solo di cemento
e fumo di macchine...
buoni solo a volere una vita di matti ma vera,
ne trovate davvero pochi...
per questo i miei libri
io li raccomando davvero solo a me stesso
e a quelli come me...
che mi riconoscono al volo
solo a sentire l'armonica che suono
se mi guardano dritto negli occhi...
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
i miei libri non li consiglio a nessuno,
dico solo che sono miei
e quel che è fatto è fatto,
la gente applaude e l'armonica suona,
son canti di parabole antiche
che raccolsi i giorni
che andavo alla ricerca dei fiori della mia gioventù,
non ho un metodo mio di compimento,
la libertà è molto buona
se devi andare a volere qualcosa per il mondo,
io volevo i miei romanzi e quelli ho scritto,
ubriaco sempre di vento maledetto,
di trincee scavate nella dura pietra,
colline di terra frolla fatte tutte di fantasia,
e intanto batto strade sempre nuove,
non ho una linea netta di riferimento,
vado verso una porta di paradiso che vedo solo io
anche se forse magari non c'è,
verso un manicomio di bassa forza
dove si vive, si beve e si sta in allegria.
i miei libri non li consiglio proprio a nessuno
perché non voglio essere odiato,
non voglio essere amato,
non voglio essere riverito e osannato,
anche perché bere vino di vento maledetto
ti fa spesso dire cose che non vuole sentire nessuno...
i miei libri io me li raccomando solo a me stesso
perché mi fanno davvero ridere
e mi mettono sul serio di buonumore...
certe volte son contento solo di vederli,
lì per terra in camera mia così numerosi e colorati
che sorridono contenti anche loro di essere stati scritti...
e ora mi faccio una bella tazza di caffè
per andarmene in una valle più bassa di questa
e dare un'altra occhiata a questo mare pericoloso e nero
che molti chiamano "il mondo oscuro degli uomini",
i miei libri non li consiglio davvero a nessuno
perché tutti credono di trovare letteratura
e invece s'imbattono in una sproporzione di vita
che fa sballare qualsiasi etichetta,
qualsiasi palude,
qualsiasi tranquillità fatta solo di cemento
e fumo di macchine...
buoni solo a volere una vita di matti ma vera,
ne trovate davvero pochi...
per questo i miei libri
io li raccomando davvero solo a me stesso
e a quelli come me...
che mi riconoscono al volo
solo a sentire l'armonica che suono
se mi guardano dritto negli occhi...
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
sabato 24 settembre 2016
DIARIO DI UNO SCRITTORE
DIARIO DI UNO SCRITTORE
come un cane felice
canto alla luna
dal mio poggiolo di libreria
perso in un anfiteatro di pene sconclusionate,
come un cameriere gonfio di confidenze di sconosciuti
servo a un banchetto di sposalizio
con i miei stracci sporchi
e le mie mani di autentica cucina contadina,
cosa per davvero stia combinando
non vi so proprio dire,
se la comparsa in un film di paura che fa pure ridere
o il prete che celebra messa a una festa di nozze
dove lo sposo per uno scherzo anonimo sono io stesso,
so solo dirvi che vado avanti e indietro,
del tutto indaffarato,
che a pensarci sul serio
mi sento a tirare solchi di allegria e di pensamenti strani
per la terra sterminata della mia gioventù,
piena di manti di velluto
e di barzellette venute su abbastanza oscene...
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
si cerca e si torna,
tra giorni e notti,
a quel guanto perso in un caffè
di corta speranza,
quando per rintracciarci in una poesia
bruciammo con la fiamma del gas
le nostre povere forze,
e banchettammo entrambi per anni
col pesce piccante e il sugo cotto solo per un minuto
di noi stessi che manco ci conoscevamo,
manco sapevamo i nostri veri nomi,
presi come eravamo di assurde guerre di confine
tra Italia e Germania,
quando in fondo tu eri una umanista convinta
e io un romantico senza politica,
i confini si muovevano avanti e indietro
tra Milano e Stoccarda,
dai tuoi amanti bavaresi
alla mia fame di terrone...
sempre col biglietto di andata e ritorno
stretto in una mano...
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
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