regala Libri Acquaviva

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domenica 6 novembre 2016




CHAGALL

tutto cambia, tutto rimane a ogni modo uguale.
nei cortili segreti della vecchia Milano
viene Chagall a fare la sua presenza,
tutti i sorrisi di Dio
che si trovano posto nelle tasche dei freddi cappottoni,
tra gli ubriachi, i nottambuli
e i poveri di ogni età.
Chagall io lo vedo
che se ne sta lì
a strascicare le sue parole,
a inseguire il ladro che gli ha scippato l'eucarestia.
tutta l'anima del mondo abita di notte
nella vecchia Milano...
c'è lì Caino, Ezechiele e Isaia.
ogni tanto si fanno vedere anche i profeti viventi,
si fanno un cicchetto pure loro
e vanno a ridere in sagrestia...
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO


L'OCCHIO VEDE E L'ANIMA VUOLE

l'occhio vede e l'anima vuole,
se l'amore è in giro in libera uscita.
poveri amanti, raccontano in piazza,
fanno piangere e fanno ridere,
brilla il sole e scintillano pure le stelle,
partono carrozze e arrivano carrozzine,
si pensa al padre e si presenta il padrone,
si ruba amore secondo coscienza,
secondo ardimento
e secondo giustizia.
chi si accontenta di catene
chi pretende catenine,
se il cuore regali all'amore
vai per prendere
e invece vieni trascinato via.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
OGNUNO SCEGLIE DI ESSERE QUELLO CHE E'

ognuno è quello che sceglie di essere,
chi è molle come una gelatina,
chi è una bagnarola piena di lacrime,
chi è un pianeta lontano anni luce da tutti noi.
chi è se stesso ma è del nord,
chi è se stesso ma è del sud.
chi ha due facce
chi ha dieci facce
chi ha cento facce
chi ha mille facce.
chi non ha una faccia né davanti né di dietro.
chi ha un camion carico a cassone di colpe,
chi fa finta di non essere geloso
perché ha da mostrare un altro album di foto di se stesso.
chi ha la memoria di un salmone
chi ha i ricordi di un elefante.
chi gli piace di travestirsi da demonio
perché in fondo un po' malvagio lo è.
ognuno sceglie di essere quello che è
perché in effetti è la cosa più facile di questo mondo da fare.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
LA CAFFETTIERA

la caffettiera ha la devozione di una santa,
vive borbottando e a ogni tazza regala la sua forte parola,
bestemmia talvolta
e dice: "barista, non essere così bestia!".
e quel vecchio cameriere sempre a svalvolare,
sempre a rimboccare la marmitta,
i suoi clienti son tutti biforcuti e pazzi,
vogliono caffè anche solo per sbidonare
quelle vecchie megere delle loro mogliere,
poi vanno al tavolo e giocano a scopa,
somigliano tutti al 3 di bastone,
calano l'asso della briscola
solo quando finalmente se ne vanno via.
là nel freddo e nella nebbia,
finalmente allora il vecchio cameriere spegne la caffettiera,
e se va al diavolo pure lui.
la caffettiera allora dice a se stessa:
"questi tangheri, do loro sempre un buon caffè
e mai nessuno che gli venga in mente qualche volta 
di dirmi almeno grazie".
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
IL VENDITORE DI SPAGHETTI SCOTTI

il venditore di spaghetti fini
che se ne sta all'angolo della piazza
e ride e vanta il suo sugo preparato di mattina presto,
vende pure pane e mortadella
a quelli di bocca buona
che hanno meno di mille lire.
tu mangi intanto e lo guardi,
e quello ride
ha una pentola piena di spaghetti da piazzare,
lì all'angolo della piazza dei pescatori disoccupati,
son tutti affamati di bistecche belle grosse,
ma si accontentano degli spaghetti scotti,
dei risolini del tavernaro volpone,
e se ne vanno arrabbiati
così come erano venuti,
nella notte oscura milanese
sempre così affamata di tutto
da accontentarsi sempre di un quasi niente,
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

sabato 5 novembre 2016


IL FILOSOFO FALLITO

il filosofo fallito,
quello che guarda di sghembo
la maestà della passerella quotidiana in piazza del Duomo,
che pensa perfino di pubblicare un romanzo
direttamente in un film fuori moda,
chissà se ce la farà,
ma intanto sfida il suo tempo
con il suo mantello nero fucsia con disegni indù,
si becca mazzate a ogni dì,
ma lui indomito sogna la grandezza invisibile del misero
che se ne vive ai bordi dell'alta metafisica.
e intanto si ammala di nera malinconia.
stringe non visto una spada di antica grecità,
di novella bomboneria,
canta la tristezza di città, l'allegria, la nostalgia,
il filosofo d'utopia
che fallisce 50 volte al giorno,
che si vede schernito, defraudato, rimbambito,
è un avanzo della sua stessa gioventù,
alla vita eletto,
come fosse per questo condannato alla disperazione,
a una vile dannazione.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

LA VITA E' UN BENE, E' UN BENE, E' UN BENE...
l'oste di questa città
serve bei boccali di roba forte e sopraffina,
premi, lungimiranza, allegria,
belle caraffe di gran cialtroneria,
ma noi siamo qui al freddo che coltiviamo
la nostra misera buffetteria:
la vita è un bene, è un bene, è un bene.
lisciamo affettuosi le nostre carte,
i nostri buoni pensieri, la nostra stessa cialtronesca caffetteria,
ci mangiamo la nostra terza cioccolata della giornata
e diciamo: "è proprio bella la nostra grande osteria!"
si fanno affari più con il domani
che con l'oggi sempre così allagato
di così tanta ubriacheria.
ma sotto il pandemonio io so che che brilla santa
una vera armonia.
lascia pure che il tempo passi,
la vita non è mai una vuota chiacchiera,
checché ne dicano lassù nell'alta sofisticheria,
la vita è un bene, è un bene, è un bene,
me l'ha detto pure qualcuno stanotte in un sogno
che chissà mai da dove m'è spuntato fuori,
forse dalla mia prima comunione,
forse dalla mia seduta di laurea,
forse proprio dalla mia prima lezione di filosofia...
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO