regala Libri Acquaviva

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mercoledì 1 febbraio 2017



o Amore, o Sogno,
dettami la parola perfetta
che fa vincitore ogni cuore,
mettimi ancora in cammino
per la periferia più lontana del mio nome,
mettimi in testa il cappello più strambo
di questa vita.
fa' che il mio libro diventi pane
e bicchiere di vino.
il fiore più pazzo
di tutta quanta la mia bella città.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

(foto di Duilio Piaggesi)

Giuseppe D'Ambrosio Angelillo,
scrittore underground milanese
(foto di Duilio Piaggesi)

UNA VIA NELLA NEVE


UNA VIA NELLA NEVE

nella bollente pentola del ricordo
mi torna sempre in mente una strada di puglia
piena di neve,
dove con passo impazzito
correvo a crescere nella mia meta incontrollabile,
cosa sia la vita credo di averlo capito:
un dannato in paradiso
che si diverte come un pazzo.
veniamo tutti fuori da una parola di angelo
che si struscia in un mondo immacolato e puro.
l'esistenza è un'innocenza,
non una colpa.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

SEMPRE LO STESSO STRANO INFINITO

si desidera sempre così stranamente ficcarsi a caso
in fogli di desideri così ammassati
che quasi diventa un romanzo la nostra stessa fantasia,
la mente chiede
e il sorriso risponde,
il cammino è dubbio
ma l'amore come al solito se ne frega,
è sempre ricco lui
qualsiasi sia il giorno che si è scelto,
la tristezza la scansa sempre
perché attorno a lui c'è sempre
lo stesso strano infinito,
la stessa stramba incarbugliata bellezza.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

ACQUARIO



ACQUARIO

come posso io mettermi in tasca
il mio destino tra le stelle
e accarezzare nella notte
il caldo del mio futuro...
in questo labirinto di stelle
che nel freddo astrale
gettano la loro luce...
mi stringo a te
e sorrido,
è la mia preghiera segreta,
mi riparo dalla febbre della mia stessa magia...
mi faccio da solo profeta
ricordandomi piano oscure parole
che capisco fin nella loro lontanissima santità...
e mi rafforzo nella mia ridicola convinzione
che la vita è sempre più grande di questo mondo...
mi basta semplicemente guardare
questo cielo così ghiacciato
in questo infinito mese dell'Acquario.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

LA VILLA DEL DUCA



LA VILLA DEL DUCA
e c'era lì la villa del duca,
la conchiglia di Afrodite dove covavano 4 galline
e più su 2 galli fieri di paese che montavano la guardia
contro le cornacchie,
e tutt'intorno la vigna dalle uve nerissime,
e l'ingegno delle secchie che tirava su l'acqua giorno e notte
per l'orto del contadino in mezzadria,
e sul grande colonnato del palazzo 4 grosse finestre
di faccia al sole a ogni stagione,
e la frotta dei bimbi vicino al canterano delle uova,
i colombi tutti vicini,
e i figli grandi tutti lontani
tra Milano e il Portogallo,
e la mamma lesta di mano a rimescolare nella pentola
del ragù della domenica da offrire agli amici venuti dal montuoso Tirolo,
un destino per loro più vicino alla famiglia...
mentre il padre, con le tasche piene di biglietti di treno,
sognava per la stazione di Bari
carovane di giorni perfetti per tutti quanti gli amici.
"Giuseppe, prenditi queste due bottiglie di vino,
bevile insieme ai tuoi con le orecchiette
che ti preparerà tua sorella".
e io là a raccontare della raccolta delle mele,
dell'allegria del sud al nord,
delle specialità trentine e tirolesi...
e Claudia, la terza figliola, l'unica in casa,
che sorrideva trasognata nel dolce dialogo
che dipanava pura con la sua stessa anima.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
(a Pinuccio Dellaccio, alla sua famiglia, ai suoi due amici
trasferiti dal Trentino Alto Adige a Cisternino)


Amici, passò di qui una volta un esercito a cavallo
che s'inventò un paese di fontane, un castello
e l'amore dolce dell'acqua con la terra,
il pane impastato col sudore della fronte, il vino di San Martino,
l'abbraccio fraterno degli uomini che si aiutano tra di loro,
uomini che ancora lasciano tenere piste in campagna,
piene di fiori, gemme e sinceri sorrisi,
uomini sempre in viaggio con ogni tempo,
con treni, calessi e firmamenti,
passano gioie, tempeste e pesanti tormenti...
ma le impronte non si mischiano mai,
sono uomini forti, dolci e sempre portati al riso,
sono uomini fraterni che si aiutano tra di loro.
e quando qualcuno di loro se ne va,
tra le antiche pietre del paese
come per miracolo sorge una nuova fontana,
una nuova fontana di acqua viva
che sembra piangere
e invece canta,
racconta le antiche feste,
e i sorrisi degli amici,
il vecchio amore che non si scorda mai.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
(a Maria Giorgio, Silvio e Barbara Fraccascia)