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C'era un ospedale che era un vecchio palazzo patrizio. C'erano i malati e sembravano tutti dei pazzi. Io vado a visitare qualcuno e in una stanza con mia somma sorpresa mi accorgo che c'è Alda. Allora entro, sono tanto contento a vederla. "Alda, come stai?" Lei sorride come una bambina a vedermi. E' seduta sul letto con una vestaglia azzurra. E' sola. "Sto guarendo, Giuseppe. Caro. Tra un pò me ne vado a casa. Fatti vedere mi raccomando. Non fare come al tuo solito". Io la bacio e vado. Lei sorride e mi saluta. Vengono dei grandi luminari a visitarla e io sono costretto a allontanarmi. Vado via, fuori dal palazzo. Fuori nel giardino c'è un ricevimento. E lì c'è Giuliano Grittini a far foto. E Giovanni Nuti in attesa di cantare. "Giuliano! Giovanni!", dico loro appena li incontro. "Ho incontrato Alda. Sta bene. Tra un pò esce dall'ospedale. E' in forma. Adesso vedete che torna in pista più forte e più potente di prima!" Giuliano e Giovanni mi guardano dubbiosi. Sanno che lì c'è un manicomio, e così mi guardano come se fossi un pazzo.
Cristo che è appartenuto ai secoli ma non a un preciso evento storico che nasconde l'abito di uno schiavo che non interessava a nessuno, le vicende politiche di una diva infernale tutta dedita al gaudio e alla stranità di una vita presa così com'era cantata e ricantata nella sua bellezza e nella sua arte che ancora non conosciamo, e la smentita del Cristo è tutt'altra cosa. Cristo si domanda cos'è la vita e vuole un Padre di Bene l'unica chiave di lettura, un'unica veste, un unico pudore. La Sindone è il pudore della Speranza, quella veste bianca blandisce la morte. La Sindone non conosce la tenebra non conosce la viltà, un abito che può curare il demone. Una bella sera il buio copre tutte le cose lasciando vivide le stelle che sono gli occhi di Dio. La Sindone è il Paradiso della vergogna l'uccello di lettere bianche bianche come il Bene, un tentativo nuovo delle genti che crederanno in Dio Padre. La Sindone non diventerà mai un sarcofago ma una veste totale e viva.
ALDA MERINI
(questa poesia Alda me l'ha dettata alle 3 di notte del 30 ottobre 2009 all'ospedale San Paolo di Milano. Giuseppe D'Ambrosio Angelillo.)
Il nostro amore era così rotondo come una palla della perfezione come la terra senza nome. Il vento ha distrutto le mie grida: sono entrati nella mia grande casa, un castello pieno di memorie. Sono entrati a vedere il mio castello. Gli sparvieri hanno visto le anime dei defunti, gente che non conosce la mistura della vita. Giuliano, hanno forzato la porta di casa mia, la porta di un tempio.
ALDA MERINI
(Alda mi ha dettato questa poesia la sera del 29 ottobre 2009 all'ospedale San Paolo di Milano)
Amo come l'Amore ama. Non conosco altra ragione di amarti che amarti. Cosa vuoi che ti dica oltre a dirti che ti amo, se ciò che ti voglio dire è che ti amo?