regala Libri Acquaviva

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lunedì 10 novembre 2014



e a cerchie di navigli
io mi aggiro nelle tue notti Milano
quando manco ti viene di tremare
per il troppo freddo
o per i respiri sinistri di armature mai indossate,
sei un'anima del mondo, Milano,
un teatro di assassini
che il vento disperde nella memoria
quasi fosse una palude sventurata,
ma la fortuna è grande e tu lo sia bene, Milano,
perchè la vita è più grande di tutto
e continua a ubriacarsi sulle tue spalle.
sui cori che si levano alti dalle guglie
per poi cadere pesanti sulle fisime rotte
di tutti noi matti qua sotto.
giuseppe d'ambrosio angelillo




 il cactus
diventare grandi
in mezzo a tutta questa steppa di cretini
dove non ti guarda nessuno
perchè nessuno è se stesso
non so se ne valga la pena
o se non sia preferibile
diventare un cactus pungente
pieno di spine
e non farsi toccare più da nessuno
nemmeno se te ne stai in cravatta
o ubriaco di nulla
a pensare a Dio
giuseppe d'ambrosio angelillo

LETTERA DI UN GIOVANE POETA DA CARMIANO. LECCE


                               "Se scrivete cose non conformiste
                               che intendono mettere in dubbio
                               il pensiero della gente potreste
                               aver bisogno di pubblicarle voi stessi".
                                                  WALT WHITMAN


    Ciao Giuseppe,
  come promesso ti mando il libro, il primo spero di una serie che vorrei autoprodurre...
La citazione di Whitman, insieme al sapere della tua esistenza, insieme alla poetica di Fernando Pessoa, e alla sua esperienza di stampatore, fanno tutte parte della costellazione che alimenta il mio motore. I versi delle 6 paginette costituiscono un poemetto da leggere tutto di seguito, le parole sono di un caro amico, Giuseppe Semeraro, poeta e attore, il testo l'ho fatto io, in casa, stampandomi i fondi delle pagine a mano, così come i disegni, uso la tecnica della xilografia, poi con una vecchia Olivetti 32 ho battuto il testo, e una volta che avevo tutto pronto mi sono rivolto a una piccola tipografia del mio paese, un amico, e finalmente la scorsa Primavera era pronto... prendilo come un genuino esperimento, come un pezzo di pane, che al di là della forma, secondo me, ha un buon sapore.
   La poesia intendo...
   Grazie per il tuo insegnamento, per la tua presenza, per questa corrispondenza...

N.B. Ti mando la versione con il disegno originale in copertina, spero di poter migliorare...
                            Fabio

                          Carmiano
                            (LECCE)

Libro:
CONVALESCENZA DI UN POETA
Giuseppe Semeraro


L'ARTE DELLA NEVE

L'Arte della Neve
è una paura che scende sicura
lungo le anime in infinita caduta,
gettate all'avventura,
con sguardi che cercano calori
finalmente sulle tracce di tutti i colori,
per farne infine un bianco
per dipingere piano ogni chiesa,
ogni castello
ogni campagna ormai senza più cancelli.
giuseppe d'ambrosio angelillo
    
L'ULTIMO QUADRO DI CHAGALL

    Chagall dipinse il suo ultimo quadro l'ultimo giorno della sua vita. Aveva 97 anni. Lo dipinse verso le dieci della mattina, alle due del pomeriggio morì. Si intitolava "l'Addio". C'è un pittore che dipinge un quadro, voltandosi indietro vede un angelo che se ne vola in cielo.
giuseppe d'ambrosio angelillo

da "CHAGALL", Acquaviva 2014
    

UN BEL GIORNO

     Un bel giorno (ma tutti i giorni sono belli, ci insegna il Maestro) Chagall, ragazzo, dice a sua madre che sta infornando il pane.
    "Mamma, vorrei fare il pittore".
    "Ma che dici? Sei diventato pazzo? Fammi fare il pane. Non mi importunare. Ho il pane da fare".
    "Mamma..."
    "Lasciami stare..."
    Così Chagall e sua madre si recano dal maestro pittore di Vitebsk, un certo signor Penne.
    In uno studio pieno zeppo di tele, solo sul soffitto non ce n'erano.
    Il pittore li saluta con noncuranza a vederli:
    "Che volete?", chiede.
    "Lui, si capisce: è un pazzo, vuole fare il pittore", dice la madre.
    Penne dà un'occhiata fugace ai disegni di Chagall.
    "Non si può dire certo di no... Una certa tendenza ce l'ha", dice Penne.
    Questo bastò alla madre che non ci capì molto di più.
    Bastò a Chagall per cominciare.
    Ma lui però già aveva deciso che sarebbe diventato pittore comunque, qualunque cosa avesse risposto Penne.
    Sembra bastare anche al mondo intero.
    Ma non è mica detto.
    L'Arte di Chagall è così nuova che sembra che l'Arte stessa sia stata rifondata da capo.
    Chagall sembra che abbia regalato l'Ebraismo, la Russia, Parigi al mondo intero, mettendoci dentro le chiese, le vacche, gli amori, gli angeli, i profeti, la Speranza di tutti gli uomini della terra, nessuno di loro escluso.
    Chagall, uno dei più grandi maestri dell'Umanità, non solo di pittura ma soprattutto di vita.
giuseppe d'ambrosio angelillo

da "CHAGALL", Acquaviva 2014


    IL TEATRO EBRAICO

    Sempre dopo la Rivoluzione Chagall viene chiamato a Mosca per dipingere interamente le pareti di un nuovo teatro ebraico.
    Efrass, l'intendente, lo fa entrare in una sala enorme tutta buia.
    "Ecco: questi muri sono tutti tuoi. Fa' pure quello che ti pare", gli dice.
    Chagall riempie tutta la sala di colori, di schizzi, di idee fantasmagoriche.
    Chagall invoca l'ispirazione a un suo antico avo, pittore di una sinagoga a Mohilev:
    "O mio antico padre barbuto, versa nella mia anima due o tre gocce di verità eterna".
    Si nutre di latte annacquato, di pane fatto con la crusca.
    Meno si nutriva e più s'infiammava dentro.
    Il portinaio del teatro, povero, pieno di pidocchi, quasi un idiota, gli rideva in faccia.
    "Perchè ridi, stupido?", gli diceva Chagall.
    "Guardo te e guardo i tuoi dipinti, e non so proprio dire chi sia più ridicolo", gli disse il portiere, sempre ridendo.
giuseppe d'ambrosio angelillo

da "CHAGALL", Acquaviva 2014