regala Libri Acquaviva

regala Libri Acquaviva
CHARLES BUKOWSKI, Tubinga, MARC CHAGALL, Milano, ALDA MERINI, Grecia, Utopia, ROMANZI, Acquaviva delle Fonti, RACCONTI CONTADINI, America, POESIE, ERNST BLOCH, Sogni, Gatti Pazzi, Spinoza, FEDOR DOSTOEVSKIJ, ITALIA, New York, FEDERICO FELLINI, Poesie di Natale

lunedì 30 maggio 2016

IL CUORE


c'è un grande continente
dove ad avventurarsi
ci si può pure perdere:
è il cuore,
e quella propria velleità
di abolire ogni confine
tra l'amore, il fatto e la parola.
quel sottaciuto desiderio di abolire 
una volta per sempre
il silenzio assurdo della nostra anima,
dove per avarizia
manchiamo noi stessi,
per ritrovarci fuori dalla porta
a mendicare a uno sconosciuto
la nostra carta d'identità.
la nostra carta d'identità bruciata 
alla luce del giorno,
per ritrovarci nel convento della notte
come fantasma senza più canzoni,
senza più favole,
senza più libri,
ma d'improvviso per miracolo
con accanto un sorriso di bambino
che ci racconta in un solo istante
tutta la nostra millenaria storia d'amore.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

(foto di Michele)


mercoledì 25 maggio 2016


Ragazzi, raccontate che il destino è triste?
troppo arcigno per noi miseri esistenti?
è tutto l'essere che è così.
non possiamo farci niente,
forse per fortuna.
non sappiamo nulla,
non capiamo nulla,
non possiamo nulla.
la sorte di ognuno è un caso,
e nulla ci compete di cambiare.
la fortuna è amica di chiunque,
è nemica se così ne ha il capriccio.
intanto noi mangiamo pane e speranza,
beviamo acqua e sospiri.
siamo tutti in attesa di un'occasione d'oro,
di un grosso colpo della nostra buona sorte.
gli anni passano
e quelli passati sono uguali a quelli appena venuti,
forse pure a quelli che verranno.
una bistecca arrosto forse ce la mangeremo domani,
oggi ci sono per noi ancora fagioli e pomodori.
chi non spera in qualcosa di meglio?
anche il Papa che sta a Roma
spera in 10 nuove arcidiocesi.
anche l'Imperatore della Cina
spera in nuovi 10 laghi di petrolio da comprare,
anche il più ricco di New York
spera di costruirsi altri 10 nuovi altissimi grattacieli.
e intanto chi va per mare teme la tempesta,
chi va per strada teme quella curva troppo stretta,
chi va per aria
teme che il suo motore ceda proprio là,
sulle nuvole che ora domina.
che vi posso dire, ragazzi?
scansate dai guai se potete,
deviate in tempo se il razzo sta puntando proprio a voi.
è sempre mille volte meglio
mangiare pane e speranza,
bere acqua e sospiri,
che mettersi a sentire
i pregamorti di professione.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

sabato 21 maggio 2016

2 LEONI

è steso sui marmi quel leone fiducioso
che fa la guardia al re e che ti piace così tanto,
il piccione ai tuoi piedi
cerca riparo dalla solitudine della piazza
e non ha paura di quel grosso gattone
che sei tu.
solo sugli scaloni del monumento più grande di Milano,
ascolti la musica
sotto la pioggia,
del tutto solo per tutta la piazza,
e io ti guardo dalla mia bancarella sotto il portico
come il fiore sbocciato della mia stessa anima.
nessuno al mondo mi sorride come te,
spalanchi gli occhi, proprio come un angelo
appena sceso in questo manicomio, e ridi.
io ti guardo che ascolti la musica
sotto la pioggia
come se fosse la cosa più naturale di questo mondo,
del tutto solo in tutta la piazza,
e mi dico:
"è proprio forte il mio Angelico,
piove
ma lui se ne sta tranquillo sotto la pioggia
e si ascolta il suo Eminem,
e non gli importa nulla di nulla di tutto il resto,
aspetta solo suo padre
che si stanchi di vendere i suoi libri bislacchi
in questa piazza del tutto deserta
di questa domenica così fredda e piovosa".
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

1° MAGGIO 2016

(foto di 2 amici Greci di Atene)

mercoledì 18 maggio 2016

I FATTI D'AMORE

I FATTI D'AMORE

c'è un senso in tutte le cose,
in tutti i giorni,
in tutti gli avvenimenti.
il mistero è nascosto nella storia,
in tutta la storia,
ma noi siamo così pigri
che della storia sappiamo solo un pezzo
e a malapena,
eppure si tratta di noi e della nostra vita.
ci interessiamo dell'America lontana
che della forza della seggiola dove ora siamo seduti.
nessuno ne tiene mai conto
ma l'amore è fatto di sogni veri
non di carte e parole volanti.
i fatti d'amore sono paesi invisibili
dove noi pure viviamo tutti i giorni
ma per una stranezza insondabile
noi non ne conosciamo neppure le frontiere.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

martedì 17 maggio 2016

MA CHE CI GUADAGNA UN PROFESSORE A BOCCIARE UN RAGAZZO?


ma che ci guadagna un professore
a bocciare un ragazzo?
a licenziare un'anima insufficiente
in questa società già per conto suo abbastanza carente?
che gusto ci prova un professore
a bocciare un ragazzo?
un ramo in fiore così fiducioso
nel mondo così promettente?
è un frustrato lui
e così produce frustrazione,
è un insufficiente lui
e così produce insufficienti.
è dall'altra parte della barricata adesso lui,
non è più studente
è un professore,
non è più un ragazzo
è un matusa con qualche dente un po' dolente,
le ossa scricchiolanti,
la vista appannata,
ma per vedere ci vede ancora bene:
boccia i ragazzi
e manda a morte ancora Socrate.
di ginnasio non capisce niente,
di grecità meno che meno.
è un professore lui
non ha più nulla da superare,
vuole solo dimostrare,
gli esami li ha fatti tutti.
è ora lì sulla cattedra
che è suo compito giudicare.
non ha letto nemmeno la Bibbia,
né tanto meno il Vangelo.
è in potere di bocciare i ragazzi lui ora,
di mandarli allo sbaraglio
in questa società parecchio più che sufficiente.
tanto boccerà che l'aula rimarrà alla fine vuota,
con le aule vuote
chiuderà così la scuola,
e il gran professore sarà bocciato alla fine pure lui.
sarà licenziato.
senza permesso di ricorrere in cassazione,
se ne rimarrà povero e striminzito pure lui,
quando saprà scornato 
che non gli tocca più
nemmeno la pensione. 
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO



domenica 15 maggio 2016

LA BUONANOTTE DI MARIA
mi chiama tutte le sere
a darle il bacio della buonanotte.
mi sveglia anche se da parecchio
me ne sto là nel mio letto
a dormire come un ghiro,
lo so che lei ha già capito che il mondo è povero
e che di amore ne gironzola davvero pochino,
e allora chiama me
a dirle che ha torto,
che l'amore c'è
e non conosce ragioni,
si dà e non chiede nulla in cambio,
né interessi né, Dio ce ne scampi, nequizie.
e io con quel sacrificio da nulla
che è alzarsi dal letto
anche se addormentato,
glielo dovrei negare?
ma manco per sogno,
manco dall'anticamera del mio cervello
già abbastanza suonato di suo.
"papà", mi chiama.
"papà, dormi?", ripete,
affacciandosi appena sull'uscio della mia camera,
la sua voce così dolce mi sveglia.
"che cara", penso appena mi sveglio.
"che carissima figliola".
viene a chiamare suo padre
per dimostrare a se stessa
ancora una volta,
che l'amore esiste, e non conosce ragioni.
io allora, poltrisco ancora un po',
mi alzo, lei è già nel suo letto,
così striminzito per la nostra povertà,
e vado da lei, 
nell'unica camera dove dormono tutti i miei figlioli.
io ormai un orco fuori stagione,
un bestione che attacca ancora a capo chino
tutte le regioni dell'esistenza.
mi alzo
e vado a rimboccarle le coperte,
a darle il bacino della buonanotte,
lei mi bacia sulla fronte a sua volta,
non vede in me nient'altro che amore,
un amore puro,
come ne esistono pochi a questo mondo,
tutto pieno di trappole,
di idiozie da nulla a tanto il quintale,
finché ne vuoi.
torno a letto un po' traballando
perché ancora un po' dormo
e un po' sogno.
un po' ancora credo
di quella vecchia antica utopia
che mi racconta sempre che senza amore
non ci sarebbe manco vita.
"buona notte, papà", mi ripete lei
che sono già andato via.
"buona notte, Maria", dico poco più in là.
"ma gliel'hai già data
la buonanotte,
perché lo dici di nuovo?", le dice Tommi,
Michele,
qualche volta anche Angi.
non capiscono tanto della grande saggezza di Maria,
neanche loro,
che le son fratelli,
e le vivono vicino,
così vicino.
ma qualcosa assimilano anche loro,
ne sono convinto,
ne sono mille volte certo.
lo vedono anche loro l'amore puro,
e sorridono,
infine si tacciono.
vedono tutte le sere questa scena
e sorridono, li vedo,
perché in altro modo
faccio le stessissime cose anche con loro.
una diversa dall'altra,
ma anche loro
vogliono dimostrato l'amore,
quello puro,
quello puro della madre e del padre
per il proprio figliolo.
e ridono, sono allegri,
scherzano,
e ne immagazzinano più che possono.
gli servirà un giorno, ne son sicuro,
e ne saranno paghi per sempre.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

OGNI GIORNO

OGNI GIORNO
ogni giorno ha un uomo sulla punta delle dita,
ogni giorno giura a se stesso di voler vivere in pace.
la città d'oro che accoglie tutti
incomincia da un muro crollato,
da un confine disperso come cenere
sul ricordo degli antichi atlanti,
la corsa dei figli
che vogliono anche loro arrivare
fin dove li porta il sogno.
ma la patria dei destini
naviga in un mare di pensieri di ogni corrente,
e le anime si accendono,
vogliono diventare tutte fari di un mondo migliore.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO