sabato 15 ottobre 2016
potresti anche dirmi, mamma,
che fine ha fatto quel tuo rigoglio di vita,
e dirmi se ancora vedi che ho bisogno di te,
pur ora che son passati tanti anni,
ma da lontano io sempre dipano le mie favole,
e vedo che da lontano tu ancora hai bisogno
che io me le racconti,
il bene ha così tante vie circonvolute
che io nei tuoi vecchi maglioni e nelle tue coperte
dove ancora mi ritrovo caldo
sento sempre il tuo soffio di vita,
il tuo antico bene.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
venerdì 14 ottobre 2016
LA GIOCONDA
un disegno d'amore ti sfugge,
ti racconta il miele di una bocca
e poi si prende i giorni del suo destino
da una scatola di colori.
la giovinezza è bella come l'amore.
ma la Gioconda di giorno
è difficile da portarsela a casa.
mandi a memoria la passione
e poi vivi di malinconia
per il resto della tua vita.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
SCENA DA UN VECCHIO FILM DELLA MIA VITA
molto tempo mi hai portato appresso,
e domandavi di me
come si fa dell'arrivo di un treno,
o della partenza di una corriera,
come se fosse possibile
sapere da un ferroviere
cos'è l'amore.
ci siamo persi poi con ostentata negligenza,
tu per fare la poetessa
io per continuare a fare il cretino,
così gentile e disponibile,
specialmente per ballare un valzer
con un bel quadro di una donna
dipinta sul muro.
ma i viaggi hanno curve sghembe,
si parte per l'India
e si arriva a Porta Ticinese,
potevamo emigrare tutt'e due nel sogno della Germania,
ma lì c'erano i fratelli Grimm
che ci sequestrarono il passaporto,
proseguimmo allora per il paese dei balocchi,
ci facemmo pupazzi di cartapesta tutt'e due
e ce ne andammo a teatro a vedere Pinocchio.
cosa sia capitato dopo
è un affare che riguarda solo l'idea,
attrice di cinema muto tu
e io buffone in privato,
senza manco più il tuo bel cappello di lana.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
IL DUOMO
IL DUOMO
a ogni sera che passa rimane sul campo un fiore,
un fiore ricchissimo e unico,
che vengono da tutto il mondo le genti
a guardarselo con grande meraviglia,
è un fiore di marmo che rimanda alla vita,
alla vita di tutti noi
che campiamo di una voglia infinita,
e là c'è pure davanti una gran teatro di umana allegria,
di triste povertà,
il calendario lacero dei poeti,
che passano tutti i giorni a rimirarlo
senza sapere mai se portargli un po' di terra
o lasciargli vicino una lunga poesia.
il Duomo è davvero un fiore infinito
che rimanda alla meraviglia della vita,
alla vita di tutti noi
che campiamo così piccini
sulla misera piastrella
della nostra tetra superbia.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
SI E' POTENTI VIVENDO poesia di Giuseppe D'Ambrosio Angelillo
SI E' POTENTI VIVENDO
si è potenti vivendo,
correndo con l'amore
lungo la discesa a rompicollo
della sorte che ci capita.
guardare nel cortile antico
e riprendere con lo sguardo i cespugli dell'infanzia,
accarezzare quelle foglie
come il vero significato di tutto.
sfiorare anche con un solo sorriso
il caldo che ci conserva sempre
la nostra porta di casa,
quella costellazione fissa
della nostra solitudine.
e diventare anima, meta,
angolo frequentato da dei amici,
benefattori,
che ci passano sottomano la chiave antica
per intrufolarci in casa nostra
come in un paradiso segreto,
con una semplice carezza,
con una semplice parola affettuosa.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
ho acceso una candela sul tavolo di un sogno,
come una notte di luna
sul davanzale della mia finestra,
volevo richiamare antichi spiriti
con i miei trucchi di poco conto.
non è venuto nessuno
perché ci avevano tutti da fare.
la candela si è spenta,
la luna è tramontata.
è rimasto comunque sul tavolo il mio sogno,
splendeva da solo come un fanale scordato acceso
nella strada disabitata.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
IL SOLE
una giornata buia,
accendo e spengo la luce,
piove, non piove,
una giornata acerba come una cotogna autunnale,
una giornata che non ne vuole sapere
di liberare nell'aria
i cavalli alati dell'allegria della luce.
bevo il mio latte ormai freddo,
non c'è senso ad aspettare qualcosa di insolito.
oggi non arriverà nemmeno una cartolina,
nemmeno l'avviso di una decadenza.
me ne sto nella mia stanza calda
con i miei libri
e i miei bicchieri vuoti.
fra un po' arriverà mio figlio da scuola
e come al solito mi chiederà:
"papà, mi dai qualcosa da mangiare?"
per me è come la visita di un dio,
mi entra in casa
e mi porta i tremiti dei cavalli prorompenti del sole.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
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