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domenica 27 novembre 2016

IL TERRONE NORDISTA

Giuseppe D'Ambrosio Angelillo
IL TERRONE NORDISTA
racconti
ACQUAVIVA, 2016

Questi anni da nulla
Ladri e Spinozisti
Partita a calcio con Pasolini
La lampadina
Cassano
Il lupo con il vestito di pollo
Il Terrone Nordista
Un bambino in manicomio
L'asina verde
Natale alla Stazione Centrale di Milano
Il prossimo film di Roberto Benigni
I 2 pubblicani
La parola più grande sel mondo
I miei Natali con Alda


prossimamente su Google Books

IL NOSTRO PAESE ANTICO


IL NOSTRO PAESE ANTICO

son stato anch'io una volta
nella terra della mia calda Utopia,
son passato anch'io con un treno fugace
nella mia città felice,
il mio sorriso di manicomio
era la mia felicità,
la mia follia fuori luogo era la mia terra dei contadini
nella piazza del mondo ormai in allegria,
una corsa verso un muro
a sbatterci la testa
è stata la nostra grande rivoluzione,
là diventammo tutti fratelli,
a dividerci la pagnotta,
la fame
e la poesia.
gli ipocriti erano in cattedra
e tenevano il tempo di tutta quanta la fantasmagoria,
si aspettava pure il Messia,
perduto anche lui nella stessa massa,
era un monaco barbuto e pazzo,
che amava tutti
perché così da qualche parte era pure scritto.

e noi ragazzi, come tanti pesci,
volavamo sui campi di grano,
facendo l'amore
e urlando felici.
di cosa non lo so mica,
forse solo della stessa vita.
ci esaltammo
e diventammo i primi.
poi forse fu proprio per questo
che cademmo nella polvere.
masticammo amaro
e ridemmo pure.
non si può amare un fratello
che non ti vuole e scarta.
ci svegliammo all'alba,
con un gallo matto che cantava ancora sui covoni,
la libertà non è per tutti,
soprattutto per la gente che non la vuole.
ce ne andammo a casa,
a piedi e non più in treno,
si era rotto tutto,
specialmente nell'anima nostra,
da dove ancora voltandoci avanti,
vediamo sorridendo l'Utopia antica.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

non conta più rivoltarsi
non conta più pietrificarsi,
ora il tempo è passato 
e le serpi han cessato di schizzare veleni,
se fu vero amore lo sanno solo i cuori.
non conta più attaccarsi al soldo
non conta più contar le terre,
ora non ci sono più mille superbie da sopportare,
ora ami invisibile, mamma,
nel mio letto trovo ancora rifugio
tra le tue calde coperte.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

tutti i patimenti degli abbandoni
stanno sulla quella balaustra del passato
che si tiene in equilibrio per ritorsione,
ma è ancora coraggioso l'antico cavaliere,
quello che accendeva la luce alle regine
e lui si accontentava dell'ombra,
l'amore ti passa accanto e non ti riconosce,
tu lo guardi passare e ti senti più sicuro.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
vita, perdonami
se molte volte ho insistito a molestarti,
ero povero di silenzi
e avevo paura degli altri.
ma quando ho capito che sei libertà,
ho riso e ho buttato via
tutti quei sacchi di fame e bisogni.
ora sei sempre nella mia mente
che ridi pure tu
con la cara compagnia di tutti i miei figli.
con la matta filosofia
di tutti questi amori malvissuti per destino.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
O ANIMA CARA

o anima cara, che ti porto a cassone sulle spalle
come il più lieto e pesante peso
di tutta questa casa così piena di illusioni,
me ne vado tra mercati di gente dolce e malandrina,
cercando robe vecchie, scassate bancarelle di antiche osterie,
viaggio turbato e contento,
aspettando tram, perdendo sempre treni.
è questa la natura,
questo il paese degli angeli,
l'inferno dei tristi tornaconti,
acchiappo cuori e cornamuse scassate,
mi sento fortunato con questi quattro canti che vendo.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

QUEL SEMPRE INCERTO EQUILIBRIO

ho raggiunto un equilibro tra il nulla e l'illusione,
tra il me stesso che vuole sprofondare
e il me stesso che vuole volare,
è la voce della luna dell'anima mia,
quella che dice di non guardarti mai allo specchio,
ci passa così tanta gente canterina,
tanti draghi delle fasulle passate fantasie,
quei tiranni malandrini che mai vennero in contatto
con quel gran teatro dell'anima mia,
tornerò viaggiatore ancora una volta
di quelle dolci colline dove vivono beati
tutti i villaggi dei miei matti contadini,
le loro certe conoscenze,
le loro spalle cariche dei sacchi di tutti quegli anni infelici.
l'uomo è sempre messo tra due nulla,
due illusioni,
due diavoli che ti ingannano,
come ti accarezzano piano
quei due angeli pazzi del tuo destino.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO