Tutti sono grandi professori, baciati dalla fortuna.
Tutti degli asini da prendere a calci,
nella sfortuna.
I migliori
in un mondo dove di solito non guarda nessuno.
Così il saggio di sua scelta se ne sta in solitudine,
siamo tutti sotto questo cielo
e tutti viviamo dei doni
di questa nostra madre terra.
Vantarsi di essere i primi e i più puri
e sempre senza colpe
è un gioco senza senso
che lascio volentieri a altri,
ma in verità non sono molto sicuro
che si divertano molto-
Per conto mio se incontro un uomo buono lo loderò,
se incontro un malvagio
lo scanserò
e lo abbandonerò di buon grado
al suo destino balordo.
Ognuno è sempre responsabile del suo
non di quel che non gli compete.
Io per conto mio mi accontento volentieri del mio orto
anche se è solo di peperoni gialli e melanzane viola,
mi accontento pure della mia musa così imbranata
e della mia anima così ingenua.
Amo sinceramente la mia città
e allo stesso tempo non me ne vanto con nessuno.
Gli altri facciano pure quello che suggerisce loro il loro senno
o la loro prosopopea
o, peggio, la loro follia.
I mulini di Zeus macinano lentamente, molto lentamente
ma non si fermano mai
e per macinare macinano, chiunque lo può vedere,
avendo la giusta pazienza.
Per quanto riguarda la mia povera poesia
c'è sempre qualcuno che la disprezza
anche se io non ve vedo proprio la ragione,
infatti non sono né un grande né uno particolarmente famoso,
la massa in effetti non sa manco che esisto,
ma lo stesso son sicuro per i fatti miei
che prima o poi passa sempre qualcuno
che mi sorride
e la raccoglie soddisfatto.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
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sabato 18 giugno 2016
giovedì 16 giugno 2016
POESIA
POESIA
sulla corsa degli anni
di buon mattino si seminano luci
che come grano crescono,
bambini che ti restituiscono giorni felici,
risate alte come palazzi,
porte spalancate su sentimenti
che si credevano persi per sempre.
mani piene di inchiostri
che cercano ancora nuove carte.
galeoni di campagna
in rotta verso il domani sempre acceso.
GDA
sulla corsa degli anni
di buon mattino si seminano luci
che come grano crescono,
bambini che ti restituiscono giorni felici,
risate alte come palazzi,
porte spalancate su sentimenti
che si credevano persi per sempre.
mani piene di inchiostri
che cercano ancora nuove carte.
galeoni di campagna
in rotta verso il domani sempre acceso.
GDA
martedì 14 giugno 2016
PER UN PUGNO DI CONTANTI
PER UN PUGNO DI CONTANTI
per un pugno di contanti
la poesia s'è fatta prosa di periferia,
gli uomini s'annegano nel presente
e si son fatti rubare tranquillamente il futuro.
la bancarotta dei sentimenti
ha la caratteristica di passare inosservata.
il mondo si ripete sempre,
la storia ha un miliardo di pagine
sempre uguali,
chi la studia non trova mai nuove invenzioni,
nelle trincee appostati i sognatori
non hanno fucili,
l'abitudine non rinvia alla sapienza,
l'oscura danza del ventre è l'unica politica di successo,
un ritmo caduco che spiega ogni discorso,
calati mezzi nell'acqua ogni bastone si vede spezzato,
così ognuno di noi è convinto a una falsa economia:
se spendi tu si spreca
se spendo io si investe.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
lunedì 13 giugno 2016
VITE DI SOGNATORI
VITE DI SOGNATORI
ci sono vite
che se ne volano in cielo
per tutto il tempo
come se non fossero di questo mondo,
dei visi fatti di palloncini
che fluttuano sempre
attorno alle nuvole,
sorrisi così sereni
che non conoscono cause
né metafore inventate,
uomini, donne, senza nessun giudizio,
poeti, filosofe, sognatori.
aggrappati a strane idee d'amore
parlano sempre di oscuri colori,
di soli splendenti,
di infiniti luccicanti di chissà che,
sembra davvero che abbiano capito tutto,
con niente in mano
ma con la vita negli occhi.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
giovedì 9 giugno 2016
LA SCUOLA ELEMENTARE
LA SCUOLA ELEMENTARE
Dobbiamo ancora leggere un libro
di cui non ci interessa nulla.
Ricchezza, Denaro, Concorrenza.
Non si capisce niente.
Tranne che i poveri sono miriadi
e i ricchi poche decine.
Il cervello si offusca, il cuore s'abbassa di tono
e di sentimento.
Le nuove tendenze hanno spazzato via le vecchie.
Dietro le secchie non c'è ormai nessun pozzo.
Invece della comprensione
c'è ora uno scherno a tutto volume.
Tra l'intelligenza e la forza bruta del soldo
non c'è ormai più nessuna differenza,
i numeri ci sono ancora tutti
ma i matematici non connettono più
con il senso generale delle cose.
Gli uomini non hanno più un loro personale linguaggio
ma l'oscura grammatica dell'inganno costante.
Questa gente ha ormai occupato la scuola elementare
e ambisce a chiuderla.
Vogliono aprire in sua vece
un'ottima fabbrica di fuochi pirotecnici cinesi.
Di scolari ce ne sono sempre meno.
Primo giorno di scuola 3 bambini.
Secondo giorno un solo bambino.
Terzo giorno più nessuno.
I banchi sono ormai ingombri solo di ossa di morti.
E' previsto tra non molto un cimitero
tassativamente senza nessun fiore.
Tanto nemmeno le anime ci saranno più.
Ci sono in compenso gli squali, gli avvoltoi, le piovre.
Ombre, fantasmi, spettri.
Il bidello ormai lascia il portone della scuola elementare
sempre aperto. Giorno e notte.
Inverno e estate.
La soluzione dei problemi è ormai la vendita
di tutta quanta la scuola elementare
allo speculatore di borsa
che deve pagare 4 centesimi di tasse
al Re Becchino di Bruxelles.
Spesso come in sogno
ci domandiamo se davvero nei tempi antichi
sia davvero esistita la scuola elementare.
La sintassi tenebrosa dei conti delle banche
ci ha confuso del tutto i nostri certi ricordi
del passato, compreso il medioevo.
La fantasia commette ormai tanti di quegli errori
che è del tutto inutile fare nuovi compiti
ed elaborare nuove verifiche.
Tutti i nostri studi
ci hanno cancellato dalla dirittura d'arrivo,
è tutto così taroccato
che ormai non esiste più nessuna meta,
nessun futuro.
Hanno stravolto l'ordine naturale
della normale misura dell'umano.
Piove in continuazione ma il governo non c'entra più.
Siamo ormai tutte sardine schiacciate
nella stessa scatola metropolitana.
Non c'è seriamente più nulla da studiare,
d'ora in poi sarà una vacanza eterna.
La mente si riposerà all'infinito.
Le maestre saranno esiliate
definitivamente in terra straniera
sotto un ombrellone sulla spiaggia senza mare
che si vergognano ancora di chiamare deserto.
Non c'è più niente da calcolare
né nessuna roba da leggere.
Il libro è in via di estinzione,
per accendere la TV e il telefonino
non ci vuole certo una laurea.
Anche i calendari degli esami
sono stati tutti cancellati,
il risultato si sa già in partenza
senza bisogno di nessuna prova:
tutti bocciati
senza nessuna possibilità di ricorrere in appello
né in cassazione.
Tutti ignoranti a vita,
anche l'interrogatorio ai delinquenti è abolito.
Risposte da dare non ne ha più nessuno,
nemmeno l'assassino.
I cinesi stanno già montando
la loro ottima fabbrica di fuochi pirotecnici
nel luogo che fu il più bello della nostra vita.
La scuola elementare non serve davvero più a nessuno,
perché neanche di ragazzi
se ne vedono più in giro.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
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