regala Libri Acquaviva

regala Libri Acquaviva
CHARLES BUKOWSKI, Tubinga, MARC CHAGALL, Milano, ALDA MERINI, Grecia, Utopia, ROMANZI, Acquaviva delle Fonti, RACCONTI CONTADINI, America, POESIE, ERNST BLOCH, Sogni, Gatti Pazzi, Spinoza, FEDOR DOSTOEVSKIJ, ITALIA, New York, FEDERICO FELLINI, Poesie di Natale

venerdì 22 luglio 2011

ALDA MERINI E IL NAVIGLIO di gd angelillo

Alda era nata al numero 49 di Ripa di Porta Ticinese e si era trasferita al 47 quando si sposò. Praticamente una vita intera passata sul Naviglio Grande. Tranne la permanenza alla clinica di Affori e un breve periodo a Taranto quando si sposò la seconda volta. Così Alda era davvero la memoria storica del quartiere. Si ricordava tutti: i tabaccai, le lavandaie, i caffettieri, i librai, i farmacisti, i medici, gli ubriaconi, i vagabondi, gli operai, i bottegai... tutti. E sempre quando dettava i racconti tirava fuori una storia del Vecchio Naviglio, come lo chiamava lei. Perchè infatti poi negli anni il Naviglio si era completamente trasformato socialmente e culturalmente in maniera pressocchè totale. Il Naviglio a cui si riferiva sempre Alda era un Naviglio popolare, abitato da povera gente, se non molto povera, ma allo stesso tempo allegra e molto solidale, di vero buon cuore. Questo negli anni era cambiato moltissimo, i poveri erano stati trasferiti in massa nei quartieri di periferia o nei suburbi. Sul Naviglio erano intanto arrivati i commercianti e persone molto più danarose di quelle di una volta. Io credo che Alda fosse una delle poche persone che abbia resistito sul suo Naviglio fino all'ultimo, e questo era dovuto alla sua inflessibile forza di volontà. Alda ebbe molte offerte di trasferimento, naturalmente per case più comode e spaziose, da parte di persone influenti della città, ma lei declinò sempre queste offerte con orgoglio e determinazione. "In questa casa sono venuti Quasimodo e padre Turoldo, in questa casa son nate le mie bambine, in questa casa, su questo letto, è morto mio marito, come potete chiedermi di lasciarla? In questa casa abita il cuore di Alda Merini. In qualsiasi altro posto ne morirebbe", diceva. Per Alda la sua casa sul Naviglio era come una persona viva, depositaria di un tesoro inestimabile di ricordi e di sentimenti. Alda viveva un rapporto quasi vitale con la sua abitazione, e credo che questo fosse il vero motivo che non la lasciava nemmeno d'agosto per qualche eventuale vacanza. Lei non andava mai da nessuna parte perchè semplicemente non voleva lasciare sola la sua casa. Facevano eccezione esclusivamente le trasferte per motivi di lavoro, ma queste trasferte non duravano mai più di due o tre giorni. E quando tornava buttava entrando le sue borse a terra e si sedeva sulla sua poltrona e esclamava: "Oh, la mia cara casetta. Quanto mi sei mancata!".
Per molti anni io sono andato a vendere i miei libri Acquaviva con la mia bancarella nei giorni del Mercatone sul Naviglio, e andavo a mettermi proprio sul portone di casa sua. Lei era molto contenta di questo, le sembrava nella sua fervente fantasia che un poetastro corazziere montasse la guardia proprio per lei sul suo stesso uscio. Quando arrivavo dovevo andare su da lei e dirle che ero di sotto, lei mi chiedeva: "Hai mangiato? Dai, prenditi queste paste alla crema, io sono già così grassa. Non solo una, prenditele tutte. E ora vai a prendere due caffè, uno per te e uno per me, non scordarti lo zucchero!" E io prendevo le sue paste o le sue cioccolate e andavo a prendere i caffè. Li portavo su, li bevevamo e poi io andavo di sotto. Mi chiamava altre volte al telefono, per andare a prenderle o le sigarette o gli accendini. Io lasciavo qualche amico alla bancarella, ma il più delle volte la abbandonavo al buon cuore della gente, e devo dire che mai toccavano i miei libri. Poi cominciava ad andar su da lei la processione dei suoi ammiratori, gente comune, grandi artisti, amici. Era un viavai continuo. Verso le due mi chiamava per andare a prenderle un panino, con il prosciutto cotto o con il formaggio. Io glielo prendevo, e naturalmente sempre voleva che ne mangiassi anch'io. Passava il pomeriggio e verso le cinque lei scendeva e si sedeva accanto a me alla bancarella, io andavo a prenderle una sedia da un bar o meglio ancora una poltrona in vendita da qualche antiquario, che naturalmente poi riportavo indietro. Lei sedeva e serissima diceva alla gente di passaggio che a vederla subito le si assiepava intorno: "Signori, comprate questi libri Acquaviva perchè sono i libri più belli, a quel che ne so io, d'Italia anche perchè li fa un caro amico di Alda Merini, un pò pauroso a guardarsi certe volte ma vi assicuro un cuore buono come il pane, e perdipiù padre di ben 5 figli. Avanti, e la firma sui miei libri qualcosa vale ancora".
La gente letteralmente mi prendeva d'assalto, e io vendevo in 20 minuti cento volte di più di quel che avevo venduto per tutta la giornata.
Lei ne era molto contenta e mi chiedeva: "Abbiamo venduto bene?"
Io volevo sempre dare qualcosa anche a lei, ma lei categoricamente me la rifiutava sempre e mi diceva: "Compra un buon risotto e il pollo arrosto ai tuoi bambini, e dì loro che glieli manda la nonna Merini".
La sera alla fine della giornata andavo su da lei a salutarla, e lei sempre ancora mi regalava qualcosa, qualche giocattolo per i bambini, qualche libro, qualche stampa. "Ti telefono più tardi, voglio sapere se son piaciuti i giocattoli ai tuoi bambini. E anche se è tardi rispondi, mi raccomando!"
Io la baciavo e le dicevo: "Che la Madonnina protegga sempre Alda Merini". Lei era sempre così contenta di quelle mie parole.
A sera mi telefonava e mi chiedeva come era andata la cena, se erano piaciuti i regali ai bambini, e poi mi raccontava le mille cose capitate a lei durante la giornata, e vi assicuro che erano sempre tantissime e divertentissime.
Una volta organizzai un ciclo di tre conferenze a Alda alla sala delle Acli in via della Signora. Lei intitolò il ciclo "C'era una volta un Piccolo Naviglio". E l'argomento erano le storie e i personaggi del Naviglio Grande a Milano. Riuscimmo a farne solo una, alla seconda l'accompagnavo come al solito e entrando lei stava fumando una sigaretta, nella sala una inserviente le disse: "Signora, qui non può fumare", e glielo disse con asprezza e alquanto livore, probabilmente senza nemmeno sapere chi era, o forse proprio per questo. Alda rispose: "Ah, bene a sapersi, allora vado a fumare a casa mia!". Si voltò e senza tentennamenti si diresse subito all'uscita. Io cercai di distorgliela e di farle cambiare idea, che c'era tanta gente ad aspettarla e che tutti le volevano bene.
Lei fu perentoria: "O mi accompagni a casa tu o altrimenti chiamo un taxi".
Io allora, a malincuore, la accompagnai a casa.
In macchina mi disse: "Vedi, caro Giuseppe, se c'è una cosa molto più preziosa della gloria quella è semplicemente la dignità. Che una inserviente si sia rivolta a Alda Merini come a una sua pari questo io non lo potrò mai accettare nè sopportare. C'è modo e modo di rivolgersi a una persona, ma se sei una serva non puoi rivolgerti con la voce del padrone a una persona che forse pensi che te la faccia passare franca. Alda Merini non può sporcare di cenere di sigaretta il salone che tu hai appena ripulito? Bene, Alda Merini allora va a fumare a casa sua, e falla tu la conferenza se ne sei capace!"
Mi raccontarono poi che quell'inserviente fu costretta a lasciare in tutta fretta e in maniera abbastanza ingloriosa la sala sotto la tempesta di improperi e di proteste di tutta quella gente che aveva aspettato invano tutta la sera la conferenza di Alda.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
http://www.libriacquaviva.org/
http://soldatorock.blogspot.com/

   

1 commento:

carluccio ha detto...

il racconto mi ha commosso, mi sembra quasi di aver conosciuto di persona la grande poetessa.